NESSUNO HA ANCORA IMPARATO LA LEZIONE
- Simone Marchetti Cavalieri

- 1 giorno fa
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Che fare a Maranello? La risposta, almeno nell’immediato, è piuttosto semplice: aspettare. Aspettare circuiti più favorevoli alle caratteristiche della SF-26 e smettere di trasformare ogni fine settimana in un verdetto definitivo sul valore della Ferrari.
In particolare dopo la vittoria di Barcellona, ho più volte specificato quanto fosse saggio resatare con i piedi per terra. Non perché avessi previsto quello che sarebbe successo in Austria, ma perché certe dinamiche in Formula 1 si ripetono con una puntualità impressionante. Cambiano i protagonisti, ma il copione resta sempre lo stesso.
In questo Paese sembra impossibile imparare dagli errori del passato. O forse, più semplicemente, non conviene farlo. Fa molto più comodo alimentare il racconto di una Ferrari improvvisamente tornata in corsa per il mondiale, così come quello di una presunta redenzione di Lewis Hamilton, costruita più sulla narrazione che sui fatti.
Dopo appena una vittoria si è arrivati perfino a parlare di ordini di scuderia. Ordini di scuderia. Dopo sette gare, con sei vittorie ottenute dalla stessa macchina.
Questo, da solo, racconta il livello di aspettative con cui Ferrari è arrivata al Red Bull Ring. A quel punto quasi nessun risultato sarebbe stato sufficiente. Soltanto una doppietta avrebbe soddisfatto l’entusiasmo che si era creato attorno alla squadra.
Per questo oggi quel “piedi per terra” non è più un consiglio: è una necessità.
L’obiettivo della Ferrari in Austria avrebbe dovuto essere uno soltanto: limitare i danni in uno dei circuiti meno favorevoli del calendario, massimizzando il risultato in attesa di piste più adatte alla SF-26. La sensazione, invece, è stata l’opposto.
Ferrari ha affrontato il weekend come se dovesse dimostrare qualcosa, anziché ottenere semplicemente il massimo da ciò che aveva a disposizione.
L’impressione è che si sia andati alla ricerca dell’impresa quando il contesto tecnico raccontava tutt’altro. Con quella velocità di punta e soprattutto con quel deficit nella gestione dell’energia, era praticamente impossibile impensierire Mercedes e Red Bull su un tracciato come il Red Bull Ring.
Per questo motivo tutta la discussione sulle gomme mi convince poco. Se perdi tre o quattro decimi soltanto nei rettilinei, nessuna mescola può colmare quel divario.
La strategia, di conseguenza, aveva margini estremamente ridotti. Ferrari dovrebbe scegliere di rischiare quando il potenziale della vettura rende realistico un guadagno importante, non quando il massimo risultato possibile è già chiaramente identificabile.
Hamilton, con una strategia più lineare, avrebbe probabilmente concluso quarto senza particolari difficoltà. Basta osservare il distacco finale: Piastri ha comunque chiuso a circa venti secondi da Kimi e, per come si era sviluppata la gara, difficilmente avrebbe raggiunto Lewis.
Ma, in fondo, il punto non sono le gomme e nemmeno la strategia. L’errore principale è stato l’approccio al weekend.
A Barcellona Ferrari aveva intuito di avere una concreta occasione per vincere e aveva fatto bene ad assumersi dei rischi. In Austria quella possibilità semplicemente non esisteva. Eppure l’atteggiamento è rimasto sostanzialmente lo stesso.
È evidente che oggi il titolo mondiale resti un obiettivo molto complicato, soprattutto considerando la competitività complessiva della Mercedes e il livello espresso da Kimi. Lo pensavo dopo Barcellona e lo penso ancora oggi.
Questo, però, non significa che Ferrari sia fuori dai giochi. La base tecnica c’è e, con una gestione più lucida e realistica del proprio potenziale, la squadra può arrivare nelle condizioni migliori quando sarà disponibile il nuovo motore.
Paradossalmente, questa battuta d’arresto potrebbe rivelarsi persino utile se servirà a riportare tutti su aspettative più razionali.
Vorrei credere che questa lezione venga assimilata anche da tifosi e addetti ai lavori. Ma conosco abbastanza bene questo ambiente da immaginare già cosa succederà.
Alla prossima pole position, o alla prossima vittoria, l’euforia ricomincerà esattamente da dove si è fermata.
© Simone Marchetti Cavalieri



