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IL RED BULL RING NON HA CAMBIATO LE GERARCHIE

  • Writer: Simone Marchetti Cavalieri
    Simone Marchetti Cavalieri
  • 20 hours ago
  • 3 min read


Il GP del Red Bull Ring ha lasciato parecchi spunti di discussione. Dalla vittoria di Russell, arrivata nel momento in cui serviva di più e utile a rispondere ai primi veri segnali lanciati da Kimi, fino al secondo posto di Verstappen che riapre inevitabilmente una domanda: Red Bull è davvero tornata oppure questo circuito ne ha semplicemente esaltato i punti di forza? E poi c’è Ferrari, finita ancora una volta sotto i riflettori tra entusiasmo e delusione.


Ma se c’è una frase che continuo a ritrovare ogni volta che analizzo weekend come questo è sempre la stessa: il problema non è il risultato, il problema sono le aspettative.


Siamo arrivati in Austria circondati da una narrazione molto precisa: motore Ferrari aggiornato, possibilità di riaprire il mondiale, sensazione che questo weekend potesse rappresentare un punto di svolta. Il problema è che quando il punto di partenza diventa così ambizioso, qualsiasi risultato normale rischia di essere percepito come una sconfitta.


Una gara però non cancella quelle precedenti e, allo stesso tempo, non definisce da sola il resto della stagione.


Guardando ciò che si era visto fino ad oggi, un weekend del genere era tutt’altro che imprevedibile. Per mesi si è parlato del vantaggio di Mercedes e Red Bull sul fronte power unit e dell’efficienza della loro gestione energetica. Arrivare su uno dei circuiti più dipendenti dalla prestazione del motore e aspettarsi un ribaltamento totale delle gerarchie era probabilmente poco realistico.


Per questo motivo, più che una sorpresa, questo fine settimana per me è stata una conferma.


Mercedes ha mostrato ancora una volta di avere una power unit estremamente competitiva, ma soprattutto di possedere qualcosa che oggi vale quasi più di qualsiasi sviluppo aerodinamico: una gestione energetica che sembra ancora il vero fattore differenziante di questo regolamento. Quando riesci a distribuire e recuperare energia meglio degli altri, il guadagno complessivo può diventare superiore rispetto a nuove ali o aggiornamenti al fondo.


Dall’altra parte, però, anche Red Bull merita una riflessione diversa da quella che spesso viene fatta. Forse non possiede il riferimento assoluto del lotto, ma continuare a considerare il loro comparto termico inferiore rispetto alla concorrenza inizia a sembrare una lettura troppo semplificata.


Per certi versi questa gara ha rappresentato anche una prima conferma di alcune valutazioni fatte nelle ultime settimane sui bilanci energetici. Valutazioni che troppo spesso vengono piegate per costruire teorie su presunti vantaggi regolamentari del team che sta vincendo in quel momento. Alla fine succede sempre: cambia il nome del costruttore, ma il copione resta identico.


La pista, però, tende quasi sempre a riportare tutto su un piano più concreto.


Anche osservando il comportamento delle Racing Bulls rispetto ad Alpine emergono indicazioni interessanti. Su un tracciato come il Red Bull Ring certe differenze diventano più evidenti e raccontano che il progetto Red Bull Powertrain probabilmente è molto più vicino al vertice di quanto si voglia ammettere.


Alla fine però il riferimento complessivo resta Mercedes, perché oltre al motore riesce a mettere insieme efficienza energetica, equilibrio della vettura e sfruttamento del pacchetto.


Interessante anche la situazione McLaren. Il quarto posto di Piastri può dare l’impressione di una superiorità netta su Norris, ma guardando la gara nel dettaglio la differenza sembra molto meno marcata. Il momento decisivo è stato il primo giro: il tentativo di attacco su Verstappen, l’uscita meno efficace da curva 3 e il sorpasso subito da Oscar hanno cambiato completamente il copione della gara di Lando. Da lì è stato costretto a rincorrere con una strategia diversa e una gestione più aggressiva del primo stint.


In generale però la sensazione è che McLaren oggi abbia caratteristiche più vicine a Ferrari che a Mercedes. Ha sicuramente maggiore velocità sul rettilineo rispetto alla SF-26, ma continua a mostrare alcuni limiti energetici — seppur più contenuti — proprio nelle stesse zone del tracciato.


Ora però si va a Silverstone, che sarà forse uno dei weekend più interessanti dell’anno.

Perché, dopo ore di simulazione, c’è una domanda che continua a tornarmi in testa: come riusciranno davvero queste monoposto ad affrontare il tratto che porta a Copse e soprattutto l’intera sequenza Maggots–Becketts–Stowe?


Curve del genere meritano di essere percorse in attacco. Non amministrate.



© Simone Marchetti Cavalieri

 
 

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