UNA NOTTE DI SCELTE SBAGLIATE
- Simone Marchetti Cavalieri

- 3 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Max Verstappen lascia il Qatar con una vittoria cruciale e con il distacco da Norris ridotto a soli dodici punti, approfittando in modo chirurgico delle incertezze del muretto McLaren. La gara, in realtà, si è decisa molto presto: al settimo giro, quando Hulkenberg è rimasto fermo in pista dopo il contatto con Gasly — autore fino a quel momento di un fine settimana eccellente. La Safety Car che ne è derivata ha completamente ribaltato lo scenario, perché tutti hanno scelto di fermarsi ai box per una sosta “gratuita”, tranne le due McLaren.
Da quel momento è nata una gara nella gara: le vetture papaya a inseguire Verstappen, mentre l’olandese mostrava un ritmo altissimo. Non era veloce quanto Piastri, finalmente perfettamente in sintonia con la MCL39, ma nei confronti di Norris la differenza era minima. E, per inciso, non credo che l’inglese avesse davvero danneggiato il fondo in modo significativo: semplicemente aveva meno passo di Oscar, nulla di più. Resta comunque notevole il controllo mostrato da Lando nel salvare la macchina ed evitare un fuori pista che gli sarebbe costato carissimo, visto che disponeva di un solo track limit residuo (tralasciamo ogni commento sull’assegnazione dei track limits in Qatar…).
A mio avviso, però, gli errori McLaren non riguardano soltanto la scelta di non rientrare con la Safety Car. Anzi, ciò che mi convince ancora meno sono le decisioni successive, soprattutto in riferimento a Norris. Piastri si trovava in una posizione complicata al momento dell’interruzione: in casi così è davvero un 50/50, perché rientrare significa rischiare di finire intrappolato dietro chi invece rimane in pista, e a Lusail questo rischio è altissimo. Si può discutere, ma la scelta di tenerlo fuori non è assurda.
Diverso è il discorso per Norris: su di lui, coprire Verstappen avrebbe dovuto essere una priorità assoluta. Era chiaro però che non l’avrebbero fatto, nel tentativo di rispettare rigidamente le loro procedure interne e forse convinti di poter recuperare tutto con il ritmo in pista.
Il vero errore — e parlo sempre a mio avviso — arriva nel pit stop successivo delle due McLaren. La gomma media non stava reggendo: entrambi i piloti lo avevano segnalato e Verstappen, con le hard, manteneva un ritmo solido e costante. In quella situazione, era logico che almeno uno dei due provasse la hard, per poi attaccare nell’ultimo stint con una media nuova. Non farlo ha limitato moltissimo il ventaglio strategico.
E qui arriva il punto più critico per Norris: su di lui, la McLaren ha tardato troppo la seconda sosta. Stava chiaramente soffrendo, era ormai a otto secondi da Piastri e non avrebbe mai potuto minacciarlo con un undercut. Anticipare la fermata gli avrebbe permesso di ridurre la perdita su Sainz e Antonelli e di rientrare in pista con più margine e più giri per sfruttare la superiorità della sua vettura (per quanto sorpassare restasse complicatissimo: basta guardare le gare dietro Alonso).
Alla fine, Lando è anche stato fortunato per via dell’errore di Antonelli, che gli ha evitato danni peggiori in ottica mondiale. Ma la sensazione è che McLaren abbia adottato strategie troppo conservative e standardizzate per non avvantaggiare uno dei due piloti rispetto all’altro. E qui mi viene da sorridere pensando a chi parla ancora di favoritismi verso Piastri: quando mai si è visto un pilota in piena lotta mondiale, a fine stagione, non ricevere nemmeno un minimo di trattamento preferenziale? E per la seconda volta consecutiva, perché anche dodici mesi fa McLaren non lo aiutò davvero.
Nonostante tutto, Norris resta padrone del suo destino e può chiudere i giochi a suo favore ad Abu Dhabi, salvando per il secondo anno di fila la stagione del team. Ma in inverno, se vogliono davvero fare il salto definitivo, a Woking dovranno rivedere molte dinamiche gestionali, sia in pista che al muretto.
© Simone Marchetti Cavalieri



