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TRA ASPETTATIVE GONFIATE E REALTÀ INEVITABILI

  • Writer: Simone Marchetti Cavalieri
    Simone Marchetti Cavalieri
  • Sep 23, 2025
  • 2 min read

Dopo ogni GP, la community degli appassionati e dei cosiddetti “content creator” della F1 si trovano davanti a un bivio: meglio inseguire il sensazionalismo o limitarsi a dire le cose come stanno, con il rischio di attirarsi addosso accuse di essere “contro” qualcuno?


Sapere benissimo quale delle due strade decida di prendere il sottoscritto su questo blog, perché la sensazione è che a Baku tutto sia ruotato attorno a un concetto: le aspettative.


Nei giorni precedenti il GP, quanti contenuti abbiamo visto incentrati su Leclerc? Pole da convertire, statistiche da sfatare, l’attesa che fosse finalmente la sua occasione. Ma pochi ricordavano che la Ferrari sta vivendo un’annata complicata, tutt’altro che da sogno. Allora un tifoso comune, che guarda la gara senza studiare ogni dato tecnico, cosa poteva davvero aspettarsi?


Stessa dinamica con Norris e Piastri: dopo le libere, con cronache che parlavano di una McLaren “astronave”, era inevitabile che il pubblico si convincesse che sarebbero stati imprendibili. Poi la realtà della domenica ha raccontato altro. In più, c’è Verstappen: raccontato come se guidasse una Red Bull mediocre, e invece puntuale come sempre a capitalizzare ogni occasione. Risultato: ferraristi delusi come se la Rossa fosse stata una pretendente al titolo, McLaren sotto processo e Max elevato a miracolo vivente.


Eppure, questa gara aveva poco da decifrare: il sabato aveva già definito tutto. La McLaren non era destinata a dominare, la Red Bull era chiaramente competitiva e la Ferrari sapeva di non avere armi per puntare in alto. Dopo il caos delle qualifiche, a Max è rimasta una gara da gestire. E qui sta la differenza: nessun errore, nessun eccesso, solo freddezza e precisione.


Norris ha sprecato una grande occasione, ma non lo condannerei. La McLaren paga ancora la poca velocità di punta e, con il DRS, sorpassare diventa un’impresa. In qualifica, a frenarlo più di tutto è stata la posizione in pista: primo del gruppo, poco margine per sfruttare le scie. Guardando il suo onboard, non ci sono grossi errori fino a curva 15, dove perde mezzo secondo ma senza finire a muro come altri. In gara ci si è messo anche un pit stop lento, che gli è costato almeno una posizione.


E la Ferrari? Tema infinito, ma un appunto va fatto. Ha senso discutere sullo scambio di posizioni finale? Se Leclerc non avesse assecondato l’indicazione, sarebbe comunque rimasto davanti? E se la prossima volta non ci sarà nessun ordine, perderanno tempo a battagliare e arriveranno i rimpianti. Un circolo vizioso.



© Simone Marchetti Cavalieri

 
 

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