TOYOTA RISORGE AL FUJI, FERRARI NELL'OMBRA


Buemi, Hartley e Hirakawa conquistano il terzultimo appuntamento del Mondiale Endurance, imponendosi nella gara di casa di Toyota ai piedi del Monte Fuji. Una corsa incredibile, ricca di colpi di scena e rimasta in bilico praticamente fino all’ultimo giro.
Per gran parte della gara sono state però le due Alpine a fare la differenza, confermando ancora una volta l’ottimo feeling tra la A424 e il tracciato giapponese.
Proprio qui, infatti, il prototipo francese aveva conquistato il suo primo podio nel 2024 e la prima vittoria nella passata edizione. Anche questa volta tutto sembrava apparecchiato per un grande risultato, addirittura una doppietta, quando a circa 50 minuti dalla fine un brutto incidente in LMGT3 ha costretto la direzione gara a chiamare l’ennesima Safety Car. Alla neutralizzazione si è aggiunto anche il meteo, con un improvviso scroscio di pioggia che ha ulteriormente rimescolato la situazione.
Ad approfittarne, come spesso accade in queste situazioni, è stata Toyota, che ha scelto di non cambiare gli pneumatici riuscendo così a prendere la testa della corsa.
Una scelta molto rischiosa, soprattutto con la pista diventata umida, ma necessaria per provare il colpaccio. Alle sue spalle si è ritrovata la BMW #15, fino a quel momento mai realmente protagonista, rimasta fuori seguendo la stessa strategia della Toyota.
Subito dietro le due Alpine, affidate a Milesi e Martins, con quest’ultimo sulle soft nuove. Alla ripartenza il giovane francese viene lasciato passare da Milesi e si lancia immediatamente all’inseguimento dei primi due. Dopo aver studiato Vanthoor per un paio di giri, Martins supera la BMW e mette nel mirino Hirakawa.
La rimonta sembra ormai sul punto di completarsi quando, dopo poche tornate, Martins arriva negli scarichi della Toyota. Il francese deve però fare i conti con un Hirakawa impeccabile in difesa. Nonostante le gomme usate, la Toyota rimane fortissima nell’ultimo settore del Fuji, riuscendo a guadagnare terreno prima del lungo rettilineo, dove invece l’Alpine riesce a recuperare qualcosa.
Martins prova fino alla fine, ma non trova mai l’occasione giusta per completare il sorpasso. Hirakawa resiste e porta Toyota alla vittoria, mentre il pilota Alpine, comunque autore di un finale eccellente, deve accontentarsi della seconda posizione.
Sul terzo gradino del podio termina la BMW #15, sicuramente favorita dall’ultima Safety Car considerando un ritmo che non era apparso all’altezza dei primi, nonostante le buone premesse. Quarta l’altra Alpine, che prima della neutralizzazione sembrava avere la vittoria in mano e si ritrova invece con un’amara medaglia di legno.
Quinta posizione per la Cadillac #38, davanti alla Peugeot #94, anch’essa grande beneficiaria dell’ultima Safety Car. Ottava l’altra Toyota, condizionata durante la gara da diversi contatti e da una penalità.
Soltanto nona la prima Ferrari, la #51, mai realmente in lotta per le posizioni di vertice, così come le altre 499P. La #50 sembrava leggermente più competitiva, ma prima un problema durante un pit stop e successivamente il ritiro definitivo hanno cancellato ogni possibilità di ottenere un buon risultato.
Al di là degli episodi, resta però una prestazione decisamente opaca per Ferrari: su una pista sulla quale la 499P non è mai sembrata realmente a proprio agio, le vetture di Maranello sono rimaste sorprendentemente ai margini di una gara che ha visto quasi tutti gli altri costruttori alternarsi nelle posizioni di vertice. Più che il risultato finale, a preoccupare è soprattutto la sensazione di non aver mai avuto il passo necessario per incidere davvero sulla corsa.
Giornata negativa anche per la BMW #20, molto forte nelle prime fasi ma vittima di una foratura che l’ha costretta a una lunga sosta ai box. Tanta sfortuna anche per Aston Martin, rimasta in corsa per il podio per buona parte della gara prima di essere penalizzata dal caos del finale. Peccato infine per Genesis, con entrambe le vetture in lotta per un piazzamento nella top 10 prima che l’ultima Safety Car e due penalità rimescolassero definitivamente la classifica.
© Simone Marchetti Cavalieri



