SF-26: L'IMPORTANZA DELLA PIATTAFORMA MECCANICA
- Simone Marchetti Cavalieri

- 2 days ago
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Le prime apparizioni ufficiali delle monoposto 2026 stanno iniziando a fornire qualche indizio interessante, pur restando lontane dalle configurazioni definitive. Dal punto di vista aerodinamico il quadro è ancora da approfondire: le soluzioni viste finora saranno profondamente riviste prima del debutto stagionale, con forme e volumi destinati a cambiare sensibilmente. Sulla parte meccanica, invece, i margini di incertezza sono decisamente più ridotti.
Telaio e schemi sospensivi rappresentano scelte strutturali, difficili da stravolgere in corso d’opera. È qui che iniziano ad emergere le vere linee guida dei progetti. La precedente generazione di Formula 1 era stata fortemente influenzata dall’esigenza di massimizzare l’efficienza del fondo, portando molti team a convergere verso una filosofia ben precisa: pull-rod anteriore, abitacolo arretrato e una configurazione molto vicina a quella ben riuscita della Red Bull. Una soluzione che si è rivelata quasi obbligata, salvo per chi — come Ferrari — vi è arrivato quando ormai il margine di recupero era minimo.
Con il nuovo regolamento, però, sembra aprirsi una fase diversa, più equilibrata, in cui l’aerodinamica non condiziona più ogni singola scelta progettuale. In questo contesto, la SF-26 è una monoposto che punta con decisione sulla qualità della piattaforma meccanica.
La Ferrari si distingue per un telaio particolarmente basso e per una posizione dell’abitacolo più avanzata. Una filosofia che richiama quella Mercedes e della stessa Ferrari del 2022, soluzioni che allora mostrarono limiti evidenti, ma che oggi vanno lette alla luce di un quadro tecnico completamente diverso.
Sulla SF-26 risalta l’attacco molto basso del triangolo inferiore anteriore, quasi parallelo al piano stradale, e la distanza significativa rispetto al triangolo superiore. Mercedes, al contrario, ha scelto di mantenere il telaio il più alto possibile (nei limiti concessi dal regolamento), concentrando gli attacchi delle sospensioni in una zona più compatta e rialzata. Questa impostazione favorisce un flusso d’aria più pulito e continuo sotto la scocca, ma introduce compromessi sul comportamento dinamico.
In fase di frenata, ad esempio, una sospensione con angoli meno favorevoli richiede maggiore rigidezza per contenere il beccheggio. Lo stesso principio vale nelle fasi di carico laterale. In Ferrari, invece, si è lavorato su una piattaforma potenzialmente più equilibrata, con maggior margine di intervento sulle regolazioni e una risposta più progressiva.
Questa impostazione ha consentito anche una marcata inclinazione del triangolo superiore, andando a enfatizzare l’effetto anti-dive all’anteriore. Non si tratta di concetti opposti, ma di interpretazioni differenti della stessa base tecnica, guidate da priorità diverse. Solo il lavoro in pista potrà chiarire quale approccio risulterà più efficace.
È evidente che, almeno nelle fasi iniziali, altri fattori potrebbero incidere maggiormente sulle prestazioni complessive: la power unit e la gestione del recupero energetico su tutti. Tuttavia, in uno scenario di valori ravvicinati, soluzioni di questo tipo possono fare la differenza.
Ferrari ha deciso di orientare il progetto anche in funzione dei piloti, dopo una SF-25 spesso penalizzata da un sottosterzo marcato, Lewis e Charles hanno chiesto una vettura più sincera, più comunicativa e meno filtrata.
Vale la pena ribadirlo: nessun pilota di alto livello apprezza una monoposto sottosterzante, così come nessuno desidera un posteriore instabile alle alte velocità , nonostante certi luoghi comuni continuino a circolare.
Se queste nuove Formula 1 dovessero effettivamente avvicinarsi, per comportamento, a quelle della penultima generazione — pur con un carico complessivo inferiore — allora sì, in Ferrari potremmo aver scelto di rischiare nella direzione corretta. E lo si può dire senza farsi trascinare dall’entusiasmo superficiale di un anno fa, tra cronometri dei tifosi a Fiorano e interpretazioni fantasiose dei dati di test.
© Simone Marchetti Cavalieri
