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QUESTA FERRARI O L'IMMAGINARIO DI TEMPI ANDATI?

  • Writer: Simone Marchetti Cavalieri
    Simone Marchetti Cavalieri
  • 18 hours ago
  • 2 min read

Domanda rivolta ai non addetti ai lavori: quando dite di tifare Ferrari, state davvero parlando della Ferrari di oggi, o vi aggrappate piuttosto a un ricordo collettivo, a un mito sedimentato negli anni, che nulla ha a che fare con le dinamiche e le difficoltà del presente?


Perché a ben guardare, la Ferrari contemporanea è un’entità estremamente diversa da quella che evocava emozioni facili, capace di accendere un intero Paese con le vittorie di Schumacher o con la leggenda di Villeneuve. Quella Ferrari era un simbolo, un mito nazionale che incarnava la promessa di un’Italia vincente, disciplinata e competitiva sul palcoscenico mondiale. Quella Ferrari era soprattutto l’archetipo dell’eccellenza assoluta: l’ingegneria che non sbagliava, la strategia che funzionava, il coraggio che si traduceva in successi in pista.


Oggi invece ci troviamo davanti a una squadra che fatica a mantenere continuità, che alterna intuizioni brillanti alla lentezza — spesso necessaria — per tappare buchi di discontinuità lasciati da figure chiave che se ne vanno a metà di ogni progetto. Che costruisce monoposto promettenti ma raramente risolutive. Il tifo, dunque, sembra vivere in una tensione costante: da un lato la passione genuina per i colori rossi che scendono in pista ogni domenica, dall’altro la nostalgia di un passato che appare sempre più come un’età dell’oro lontana e irraggiungibile.


Eppure questa contraddizione dice molto sul modo in cui viviamo lo sport. Perché tifare Ferrari non è mai stato soltanto sostenere una squadra: è partecipare a un rito collettivo che mescola orgoglio, memoria e identità. È un atto che va oltre la logica del risultato immediato, e che resiste anche nelle stagioni buie, proprio perché affonda le radici in un immaginario comune.


Il rischio, però, è che questo immaginario si trasformi in gabbia: più la Ferrari reale si allontana da quella ideale, più cresce la frustrazione. Da qui le polemiche, le ironie sui social, la sensazione di sostenere una leggenda più che una realtà concreta. La necessità, per gli addetti ai lavori, di dover puntualizzare sempre tutto.


In fondo, supportare Ferrari oggi è un esercizio di fedeltà: significa accettare che la magia non risieda soltanto nei trofei, ma anche nella capacità di resistere, di non voltare le spalle neppure quando l’epoca delle vittorie sembra un ricordo scolorito.


Forse la vera domanda, allora, non è se si sostiene la Ferrari di oggi o quella di ieri. Forse si tratta di riconoscere che si supportano entrambe: l’una come presenza concreta che accompagna domenica dopo domenica, l’altra come mito che continua a dare senso e profondità a questo legame.


È una convivenza fragile, spesso dolorosa, ma che spiega perché, nonostante tutto, davanti a quel rosso che sfreccia in pista il cuore di molti batta sempre un po’ più forte.



© Simone Marchetti Cavalieri

 
 

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