PAGELLE F1 2025: PROMOSSI, BOCCIATI E LUOGHI COMUNI DA RIDIMENSIONARE
- Simone Marchetti Cavalieri

- 22 dic 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 5 giorni fa

Una stagione tirata, strana, per certi versi persino contraddittoria. Proprio per questo merita di essere raccontata senza filtri. Quelli che seguono non sono verdetti assoluti, ma valutazioni personali, inevitabilmente soggettive. Se non siete d’accordo, va benissimo così: il motorsport vive anche di questo.
LANDO NORRIS – 8
Ha realizzato ciò che ogni pilota sogna: diventare campione del mondo. E lo ha fatto restando coerente con sé stesso, senza piegarsi alle pressioni esterne o rinnegare il proprio modo di essere. La prima parte di stagione è stata tutt’altro che impeccabile: il feeling difficile con l’anteriore molto sensibile della McLaren lo ha portato a commettere diversi errori, soprattutto in qualifica, rallentando la sua corsa al titolo.
Dal ritiro di Zandvoort in poi, però, Norris ha cambiato marcia. Non tanto sul piano della velocità pura, quanto su quello mentale. Weekend costruiti con lucidità, prestazioni solide anche quando non era il favorito, e una maturità finalmente da campione. Ha battuto sia il compagno di squadra, spesso dipinto come predestinato, sia un talento generazionale come Verstappen, ognuno con armi diverse. Se questo non è un campione del mondo legittimo, allora bisogna riscrivere il vocabolario.
MAX VERSTAPPEN – 9
Stagione di livello assoluto, con momenti che vanno oltre la comprensione comune. Nella prima metà dell’anno la Red Bull è discontinua e fatica a reggere il confronto con le McLaren su molti circuiti, ma quando le condizioni lo permettono Max è spietato. Suzuka e Imola sono esempi perfetti.
Dopo la pausa estiva, con una RB21 più gentile sulle gomme e ulteriormente sviluppata, Verstappen diventa quasi inarrestabile. Tra errori altrui e prestazioni mostruose, il titolo resta a lungo in bilico. Il voto non è pieno solo per alcuni episodi difficili da giustificare, come Barcellona: lampi di dominio assoluto alternati ad azioni inutilmente sopra le righe. Un fuoriclasse, ma non intoccabile.
OSCAR PIASTRI – 7,5
È probabilmente il vero sconfitto del 2025. Tra problemi di Norris, ritiri e occasioni favorevoli, aveva la possibilità concreta di capitalizzare quanto di buono fatto a inizio stagione. Invece, tra Baku e Brasile, il suo rendimento crolla.
Le accuse di favoritismi interni non trovano riscontro: McLaren non aveva alcun interesse a penalizzare il pilota in testa al mondiale. Semplicemente, Piastri ha mancato l’appuntamento nei momenti decisivi, commettendo errori pesanti. Un’occasione sprecata, più che una stagione negativa.
GEORGE RUSSELL – 7
Costante, veloce, solido. Russell sbaglia poco e porta a casa punti con grande regolarità. Parla molto via radio, è vero, ma in pista si fa rispettare. I tentativi di ridimensionarlo alla luce delle buone prestazioni di Antonelli non reggono: George resta un pilota da mondiale, per carattere e rendimento.
CHARLES LECLERC – 7
Stagione simile a quella di Russell, ma con qualche errore in più che pesa nel bilancio finale. Miami e Silverstone restano passaggi a vuoto evitabili. Il grande rammarico è Monaco, dove domina ogni sessione tranne la Q3, in cui Norris piazza un giro straordinario.
Leclerc ha spesso fatto la differenza, ma l’idea che sia l’unico in grado di mettere in difficoltà Verstappen è una forzatura.
LEWIS HAMILTON – 6-
Una delusione complessiva. Qualche sprazzo positivo, alcune gare dignitose, ma nulla che giustifichi le aspettative legate al suo nome. Silverstone è probabilmente il suo miglior weekend.
Il progressivo avvicinamento a Leclerc è un segnale incoraggiante, ma il finale di stagione pesa enormemente sulla valutazione. Tra qualifiche difficili e prestazioni opache, si è spesso sfiorato l’imbarazzo. Il 2026 dovrà raccontare un’altra storia.
KIMI ANTONELLI – 6,5
Debuttare al fianco di Russell, su un sedile pesantissimo e in un campionato estremamente equilibrato, non è semplice. La sufficienza è meritata, anche se qualche guizzo in più era lecito aspettarselo. Il talento c’è, ma serve uno step importante.
ALEX ALBON – 6
Ottimo avvio di stagione, supportato da una Williams sorprendentemente competitiva. Col passare delle gare, però, il confronto con Sainz pende sempre più a favore dello spagnolo. Ci si poteva aspettare qualcosa in più.
CARLOS SAINZ – 7
Una piacevole sorpresa. Dopo una prima fase di adattamento, prende in mano la situazione e sfrutta al meglio esperienza e lucidità. Qualche episodio favorevole c’è stato, ma i risultati sono frutto anche di velocità e gestione. Conferma il suo valore.
FERNANDO ALONSO – 5
Voto destinato a far discutere. L’inizio di stagione è deludente, con errori evitabili e prestazioni poco convincenti. Il finale gli consente di limitare i danni, superando Hulkenberg in classifica, ma il quadro generale resta opaco.
Corre in un team ricchissimo di risorse, con una struttura costruita attorno a lui e un compagno raramente incisivo. Nonostante ciò, il rendimento cala da anni. Oggi è un pilota normale, raccontato come straordinario.
NICO HULKENBERG – 8
Uno dei migliori del 2025. Con una Sauber, resta stabilmente in top ten in classifica per gran parte della stagione. Prestazioni solide, costanti, spesso sottovalutate. L’incidente in Qatar pesa, ma non cancella quanto di buono fatto. Audi ha fatto un’ottima scelta.
ISACK HADJAR – 7,5
Una delle sorprese dell’anno. Non distrugge il confronto con Lawson, ma mostra picchi molto interessanti. Il rischio è che accanto a Verstappen faccia fatica a emergere. Speriamo non venga bruciato troppo in fretta.
OLIVER BEARMAN – 7
Stagione positiva, con diversi momenti di qualità. I punti raccolti non lo distanziano molto da Ocon, ma il potenziale mostrato giustifica un voto leggermente più alto. Andiamoci piano, però, con paragoni e aspettative eccessive.
LIAM LAWSON – 6
Nel complesso buone prestazioni, ma l’inizio disastroso in Red Bull pesa moltissimo sul giudizio finale. Il 2026 sarà decisivo.
ESTEBAN OCON – 6
Raccoglie quanto Bearman, ma ci si aspettava qualcosa in più. È un pilota di valore, ma la stagione lascia più rimpianti che certezze.
LANCE STROLL – 5
In linea con le aspettative. Non è un incapace, ma nemmeno un pilota che aggiunge qualcosa al futuro della categoria. Probabilmente è arrivato il momento di voltare pagina.
YUKI TSUNODA – 5-
Il sedile più ingrato del lotto, ma anche quello che non perdona. Ci si aspettava un passo avanti che non è arrivato. Un’altra vittima del sistema Red Bull.
PIERRE GASLY – 6,5
Voto di fiducia in un contesto tecnico disastroso. Serve una stagione finalmente convincente per confermare il suo reale valore.
GABRIEL BORTOLETO – 5
Ha mostrato anche cose interessanti, ma il confronto con il compagno di squadra non lo premia. Leggera insufficienza.
FRANCO COLAPINTO – 4
Ha avuto più occasioni di molti altri e ha mostrato i suoi limiti. Valutazione severa ma coerente.
JACK DOOHAN – S.V.
Nel posto sbagliato, al momento sbagliato.
Menzioni d’onore
FORMULA ONE GROUP/LIBERTY MEDIA CORPORATION – 5,5
Più rumore che sostanza, più contorno che competizione. Una gestione che non può raggiungere la piena sufficienza per chi di motorsport ci capisce realmente qualcosa. Il prodotto F1 continua a puntare sull’intrattenimento, e ciò che accade realmente in pista perde progressivamente mordente. Le monoposto nascono da un’idea poco riuscita e sono state sviluppate ancora peggio, con il risultato di gare spesso piatte e difficili da leggere.
La gestione sportiva resta un punto dolente: penalità assegnate con criteri elastici, situazioni simili valutate in modo opposto, decisioni che cambiano da un weekend all’altro. Qualcosa è migliorato rispetto al passato, va riconosciuto, ma la sensazione è quella di un sistema ancora confuso, dove le linee guida esistono solo sulla carta. L’episodio di Hamilton a Zandvoort resta emblematico.
Il voto non crolla del tutto solo grazie a qualche trovata di contorno ben riuscita — come la presenza quasi fissa di monoposto storiche nei weekend dei GP — che però nulla aggiunge al motorsport vero.
Le aspettative sui nuovi regolamenti sono alte anche se, finché i numeri daranno ragione a loro, difficilmente sentiremo parlare di “crisi”.
STAMPA ITALIANA – 2
Un’intera pausa invernale passata a costruire aspettative irrealistiche sulla Ferrari, seguita da mesi spesi a raccontare l’importanza di “non mettere pressione” su Kimi.
Peccato che, alla prova dei fatti, la Ferrari abbia deluso e le responsabilità siano state sistematicamente spostate sulle presunte dichiarazioni, spesso gonfiate se non addirittura inventate di sana pianta, dei protagonisti in rosso.
Antonelli, al contrario, ha vissuto sotto una lente d’ingrandimento costante: esaltato al primo segnale positivo e caricato di aspettative che inevitabilmente si sono ritorse contro di lui.
Il trattamento riservato ai piloti McLaren completa il quadro. Un copione già visto, ripetuto con sorprendente puntualità.
Il tutto, sia chiaro, riferito sia ai “professionisti” dell’informazione sportiva, che alla maggior parte della miriade di progetti indipendenti che “campano” di click, spesso copiando-incollando da fonti indefinite, creando effetti a cascata già visti in altri ambiti. Dei quali, francamente, il motorsport potrebbe benissimo fare a meno.
© Simone Marchetti Cavalieri



