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NON PARLATE DI "MOTORSPORT PURO" SOLO QUANDO FA COMODO

  • Immagine del redattore: Simone Marchetti Cavalieri
    Simone Marchetti Cavalieri
  • 31 ago 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Il sorpasso di Leclerc su Russell a Zandvoort ha acceso le discussioni, ma la questione per me è semplice: per quanto spettacolare, secondo i regolamenti attuali non era regolare.


Leclerc ha oltrepassato i limiti della pista, ricavandone un chiaro vantaggio. E anche se fosse rimasto in carreggiata, il suo ingresso deciso sulla fiancata della Mercedes — con Russell che aveva già mezza macchina davanti e dunque diritto di traiettoria — avrebbe comunque giustificato una penalità. Invece no: investigazione lenta e nessuna sanzione.


Il punto, però, non è tanto la singola decisione, quanto il precedente che si crea. Se un sorpasso così viene giudicato regolare, significa che la regola stessa diventa interpretabile a piacimento. E questo, come al solito, mina la coerenza.


Il sorpasso sarà stato spettacolare, certo. Ma spettacolare non vuol dire regolare. O si cambia il regolamento, aggiungendo la clausola “in caso di manovre particolarmente emozionanti, gli steward possono sorvolare”, oppure si applicano le regole così come sono scritte. Altrimenti diventa un gioco a discrezione del momento.


E i confronti non mancano: Verstappen ad Austin 2017, penalizzato per un sorpasso bellissimo ma oltre i limiti. Norris ad Austin 2024, punito con 5 secondi nonostante fosse stato lui a subire la scorrettezza. Senza dimenticare i giri cancellati in qualifica per track limits di pochi centimetri, spesso con conseguenze pesanti per tutto il weekend. Allora perché qui no?


A rendere tutto ancora più surreale è stata la telecronaca, con paragoni forzati al “Cavatappi” di Zanardi: un altro tempo, un’altra categoria, un’altra storia.


Diciamoci la verità: se la stessa manovra l’avessero fatta Stroll o Russell, non sarebbe stata narrata come un colpo di genio. Ci sarebbero state critiche feroci. Ma con Leclerc, spesso raccontato come il “predestinato”, ogni volta si tende a minimizzare.


Per me non è questione di nomi: se parliamo di regolamenti odierni, chiunque avesse fatto quel sorpasso, resterebbe irregolare. Il problema è che ancora una volta non si applica lo stesso metro di giudizio. E se a dettare legge non è il regolamento, ma l’emozione del momento, allora parliamo sempre meno di sport.



© Simone Marchetti Cavalieri

 
 

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