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MINOR DISTACCO NELLA STORIA DELLA INDY 500: VINCE ROSENQVIST

  • Immagine del redattore: Cavalieri Garage Magazine
    Cavalieri Garage Magazine
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min


Felix Rosenqvist ha scritto una delle pagine più serrate e spettacolari della storia recente della 500 Miglia di Indianapolis, conquistando la vittoria al termine di un finale deciso sul filo dei millesimi. Il pilota svedese, al volante della Honda #60 di Meyer Shank Racing, ha infatti battuto la Chevrolet #12 di David Malukas con un margine di appena 23 millesimi di secondo, nel che resta uno dei finali più ravvicinati di sempre sull’ovale dell’Indianapolis 500.


Per Rosenqvist si tratta della seconda affermazione in carriera nella IndyCar Series, ma soprattutto di un successo che vale come consacrazione definitiva dopo una gara costruita tra strategia, caos e gestione del rischio fino all’ultimo giro.


La corsa si era aperta con un episodio immediatamente critico: l’uscita di scena di Katherine Legge, coinvolta in un contatto dopo aver cercato di evitare Ryan Hunter-Reay, fermo in pista. Un impatto violento che ha subito alzato la tensione in un’edizione già promessa all’incertezza.


Dopo le prime caution, la gara si è trasformata in una lunga sequenza di duelli al vertice. Alex Palou, autore della pole, e Connor Daly hanno acceso la fase centrale, alternandosi con continuità in testa, mentre Scott Dixon si è inserito nella lotta creando un continuo gioco di strategie tra Chip Ganassi Racing e i rivali.


La metà gara ha rappresentato uno snodo cruciale: tra bandiere gialle, una breve sospensione per pioggia e problemi tecnici, il ritmo è cambiato più volte, fino a quando David Malukas ha iniziato a prendere il comando delle operazioni, mettendo pressione a Palou e agli altri protagonisti.


Poi il momento chiave: una caution causata dall’incidente di Josef Newgarden ha spezzato la corsa e aperto il fronte strategico. Alcuni team hanno scelto di anticipare la sosta, tra cui Pato O’Ward e proprio Rosenqvist, una decisione che si sarebbe rivelata decisiva. La strategia under caution ha ribaltato completamente la gerarchia della gara.


Quando la corsa si è riaperta, il gruppo di testa si è trovato improvvisamente disallineato rispetto ai pit stop, con Rosenqvist che si è ritrovato in posizione favorevole davanti a O’Ward. Da lì in poi, la gara è diventata una progressiva compressione verso il finale, senza più margine d’errore.


Negli ultimi giri, tutto sembrava pronto per un duello diretto tra Rosenqvist e O’Ward, ma una nuova caution a otto tornate dalla fine, causata dall’impatto di Caio Collet, ha nuovamente stravolto lo scenario. La corsa si è trasformata in uno sprint finale frammentato, con restart continui e tensione crescente.


Nel caos degli ultimi chilometri si è inserito anche Marcus Armstrong, mentre un ulteriore stop causato da Mick Schumacher ha ulteriormente ridotto lo spazio d’azione. La Indy 500 si è così trasformata in un’unica, lunghissima volata senza ritmo stabile.


L’ultimo giro ha avuto la struttura di un duello a tre livelli: Malukas in testa, Armstrong in pressione e Rosenqvist in rimonta. Lo svedese ha costruito la sua progressione sfruttando perfettamente la linea esterna, risalendo posizioni fino a presentarsi in scia al leader nell’ultima sequenza di curve.


Nell’ultimo tratto, Rosenqvist ha completato il sorpasso decisivo proprio prima della bandiera a scacchi, superando Malukas in volata e firmando un successo definito da un margine storico: la vittoria più ravvicinata mai registrata nella storia della Indy 500.


Alle sue spalle hanno chiuso Scott McLaughlin, O’Ward, Armstrong, Rinus VeeKay, Alex Palou e Santino Ferrucci, in una classifica finale completamente decisa dalle neutralizzazioni e dalle strategie.


Un epilogo che conferma ancora una volta la natura imprevedibile dell’Indianapolis 500: una gara che non si vince solo sulla velocità, ma sulla capacità di sopravvivere al caos.




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