MCLAREN A LAS VEGAS: SQUALIFICA FIGLIA DI UN RISCHIO CALCOLATO MALE
- Simone Marchetti Cavalieri

- 24 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Nel giro di un paio d’ore, il GP di Las Vegas è passato dall’essere una tappa quasi decisiva del mondiale a rimettere tutto in discussione. La squalifica delle due McLaren continuerà a far parlare a lungo, anche perché arriva dopo le rivelazioni del Brasile sui presunti sistemi anti-usura del fondo.
Lo dico subito: io sono convinto che la MCL39 utilizzi davvero un dispositivo di quel tipo. E non perché sia uno scandalo, ma perché ormai è quasi un segreto di Pulcinella che diversi team sfruttino soluzioni pensate per ridurre l’usura del pattino. In Formula 1 funziona così: chi fa la differenza è sempre quello che spinge al limite regolamentare – e, a volte, un po’ oltre. È inutile fingere il contrario.
Questo rende McLaren “irregolare”? A mio avviso no. O perlomeno, non nel senso classico del termine. Se gran parte della griglia adotta lo stesso escamotage e il regolamento lascia una zona grigia, parlare di legalità o illegalità diventa complesso. È lo stesso discorso delle ali flessibili: tutti vedono che si muovono, ma finché superano i test statici, sono considerate conformi. Punto.
Detto ciò, non sono convinto che questo aspetto sia stato la causa principale della squalifica.
Secondo me McLaren ha semplicemente sbagliato l’assetto. In modo evidente. Stella ha ragione quando parla di un maggiore porpoising, ma la verità è che le MCL39 erano settate troppo basse. Bastava guardarle in rettilineo: per tutta la gara le due papaya toccavano l’asfalto in modo costante. Un esempio banale: nel sorpasso di Piastri alla Visa dopo la Virtual Safety Car, la macchina continua a strisciare anche con il DRS aperto, mentre la Ferrari di Leclerc smette subito non appena spalanca l’ala. Una differenza che si vede ad occhio nudo.
Il problema, però, non è stato solo l’assetto. Il muretto ha capito troppo tardi cosa stava succedendo.
Per Piastri era complicato intervenire, visto che aveva Leclerc addosso; ma con Norris c’erano i margini per salvare la situazione chiedendogli un lift più deciso prima del finale. Parliamo di pochi millimetri oltre il limite regolamentare: niente che un po’ di gestione extra non avrebbe compensato. E, paradossalmente, senza neppure rischiare il secondo posto, considerato il calo evidente di Russell negli ultimi giri.
È stata, insomma, una serie di errori concatenati: prima una scelta di assetto troppo aggressiva, poi una reazione tardiva. McLaren può permetterselo solo perché Norris conserva ancora un vantaggio importante in classifica; altrimenti avremmo probabilmente assistito a un disastro sportivo difficile da giustificare.
E pensare che, dopo l’Olanda, molti suggerivano di puntare tutto su Piastri. Se McLaren avesse davvero seguito quell’idea, oggi l’australiano rischierebbe di ritrovarsi con pochissimi punti di margine su Verstappen. Nella migliore delle ipotesi.
A volte basta un dettaglio, o un ritardo di qualche giro, per cambiare completamente la narrazione di un mondiale. E a Las Vegas, McLaren ha sbagliato una serie considerevole di dettagli. Forse troppi.
© Simone Marchetti Cavalieri



