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LORENZO BANDINI, IL CAMPIONE AMATO DA TUTTI



Lorenzo Bandini è il pilota italiano più popolare degli anni Sessanta, in una nazione in cui il motorsport è un culto ma che fatica a trovare un campione dai tempi di Ascari.

Lorenzo non è il tipo del fuoriclasse a cui riesce tutto facile, non ha l’aspetto del playboy dedito alla bella vita e non corre dando spettacolo. La gente però lo ama, forse anche per il suo stile semplice e pulito.


La storia di Bandini non è nemmeno di quelle di riscatto da romanzo popolare; Lorenzo cresce in una famiglia borghese e benestante, dopo essere nato in Libia ai tristi tempi del colonialismo. La famiglia possiede un albergo a Brisighella, paese natale del padre.


Dopo una lunga gavetta, Lorenzo passa alle monoposto e si fa subito notare da Enzo Ferrari. Il 1961 sembra l’anno buono per debuttare in Formula 1 con la Ferrari, ma la monoposto viene assegnata a Baghetti, che vince subito a Reims.

Bandini fa comunque il suo debutto con una Cooper della Scuderia Centro Sud. Un esordio senza fuochi d’artificio, quattro gare e un ottavo posto a Monza.


L’anno dopo la Ferrari lo impiega in tre gare valide per il Campionato Mondiale; alla prima, a Montecarlo, Bandini va immediatamente sul podio, terzo. Il 1963 è una stagione in cui Bandini si mette in mostra, anche se non ottiene molto in Formula 1.


Nella massima categoria corre prima con la BRM, dimostrando di essere forte anche senza la Ferrari, poi con la rossa di Maranello ottiene due quinti posti.

Il momento migliore dell’anno è però a Le Mans, dove Bandini vince in coppia con Scarfiotti, con una Ferrari 250 LP.


Nel 1964 la Ferrari lo schiera finalmente per tutto l’anno, come gregario di Surtees.

La prima parte dell’anno è disastrosa: quattro gare e nemmeno un punto. Dalla Gran Bretagna Bandini si scatena: 23 punti e una vittoria in Austria, l’unica della carriera.

Nella seconda parte di campionato solo Surtees fa meglio di lui e vince il titolo.


In Messico la manovra con cui Lorenzo mette fuori gioco Graham Hill fa discutere e provoca qualche polemica. Senza di lui, Surtees non potrebbe vincere il titolo. Bandini, alla fine, è quarto. Il 1965 è deludente, con la Ferrari non sempre competitiva e un solo secondo posto a Montecarlo da ricordare, ma Lorenzo dimostra di reggere il passo di Surtees.


Il 1966 comincia alla grande: Bandini è secondo a Montecarlo e terzo in Belgio.

Alla terza gara l’italiano è in testa al Mondiale; non solo: Surtees litiga con Ferrari e se ne va, lasciano a Lorenzo la prima guida. A Reims Bandini segna la pole e domina per 31 giri, poi si rompe il cavo dell’acceleratore. Con la vittoria Lorenzo andrebbe in fuga nella classifica.


Da lì in poi, invece, va tutto male.

La Ferrari salta alcune gare e Lorenzo perde due vittorie quasi sicure a Monza e Watkins Glen per banali guasti. A fine anno è solo nono.


Il 1967 dovrebbe essere l'anno della consacrazione. Bandini parte come prima guida e la Ferrari sembra la vettura da battere. A Montecarlo, pista dove si trova sempre a suo agio, è subito secondo in qualifica. In gara va subito in testa ma scivola sull'olio di Brabham e Hulme e Stewart lo superano.


Lo scozzese si ritira e la gara diventa una battaglia tra Hulme e Bandini.

Lorenzo rimonta un secondo alla volta, ma sembra sempre più stanco. Dai box lo vedono quasi assente commettere vari errori di guida. All'82° giro Bandini affronta la chicane del porto troppo velocemente, in quinta anziché in terza.


La Ferrari esce di strada, si ribalta e prende fuoco. I soccorsi, come sempre all'epoca, sono lenti e inefficaci: per Bandini non c'è niente da fare.

Per la Ferrari e per tutta la nazione è un colpo tremendo, tanto che il Drake da allora sarà sempre restio a schierare piloti italiani.


Bandini è talmente popolare che perfino Papa Paolo VI partecipa al lutto con un messaggio di cordoglio. L'Italia ha perso il suo eroe dalla faccia semplice, il campione che tutti amano.



© "Formula 1, Le Storie"

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