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INTERLAGOS RIDISEGNA LA CORSA AL TITOLO

  • Immagine del redattore: Simone Marchetti Cavalieri
    Simone Marchetti Cavalieri
  • 9 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 5 giorni fa



Dopo il Gran Premio di Città del Messico, Lando Norris ha prolungato il suo momento di grazia conquistando anche il GP di San Paolo a Interlagos. Un dominio totale: l’inglese ha fatto la differenza in ogni sessione, senza lasciare margini agli avversari. Nelle FP1 Piastri sembrava aver ritrovato brillantezza dopo le difficoltà di Austin, ma dalle qualifiche della sprint il confronto ha preso una piega diversa: Norris ha cambiato ritmo, mentre l’australiano è finito intrappolato nella lotta con le Mercedes.


L’incidente di Oscar in curva 2 durante la sprint è stato rapidamente etichettato come errore, ma la dinamica racconta altro. Subito dopo, sul medesimo cordolo umido, stesso destino per Hulkenberg e Colapinto. Persino Verstappen rischia di girarsi nello stesso punto, salvandosi più grazie alla gomma soft — che in quelle condizioni aiuta parecchio — che a un miracolo. Eppure, dopo una sprint condizionata da una pista ben diversa da quella prevista, Norris si scrolla tutto di dosso e va a prendersi la vittoria, portandosi a +9 sul compagno.


Quando si passa alle qualifiche ufficiali, i team scaricano le ali e cercano un assetto più specifico per la gara. Il risultato però non cambia: anzi, la differenza aumenta. Come già visto in Messico, Norris costruisce un ultimo giro perfetto e si prende la pole. Piastri, invece, chiude quarto a quasi quattro decimi. Un distacco del genere, se lo infliggesse chiunque altro, verrebbe ripetuto ovunque come prova schiacciante; ma quando si tratta di Lando, molti lo liquidano come “merito dell’astronave”. Peccato che in Q3, tra Norris e Hulkenberg decimo, ci sia appena mezzo secondo, e che Antonelli — bravissimo — si piazzi a soli tre decimi. Segnali che il valore aggiunto è stato proprio Lando, non la MCL39.


La gara è stata intensa e caotica, complice un circuito che tende a favorire i sorpassi e una Pirelli che, ancora una volta dopo Austin e Messico, ha portato gomme hard praticamente inutilizzabili. Questo ha rimescolato le strategie e ha aiutato Verstappen, che partiva da una qualifica difficile anche per via del muretto che non l’ha richiamato ai box per un set di soft fresco. Con la VSC, un pit stop “gratuito” e una power unit nuova, Max ha potuto spingere forte nel secondo stint, recuperando oltre dieci secondi con le medie mentre McLaren e Mercedes tentavano di contenere il degrado delle soft. A quel punto, con l’aggiunta della penalità a Piastri — corretta da regolamento, ma tutt’altro che netta — la top 3 si è materializzata.


La vittoria porta Norris a +24 su Piastri quando mancano appena tre gare, un margine che lo lancia verso un finale di stagione potenzialmente decisivo.


In casa Ferrari weekend sfortunatissimo, aggravato da un errore evitabile di Hamilton nel contatto con Colapinto. Buona la gestione delle VCARB, che hanno riproposto con efficacia il gioco del DRS reciproco per tenere dietro il gruppo. Bravo Bearman, che conferma quanto mostrato in Messico, pur senza che questo lo trasformi automaticamente in una futura stella. E infine, menzione immancabile per Hulkenberg: sta disputando un Mondiale eccezionale, ma continua a passare inosservato, in perfetta continuità con il resto della sua carriera.


Post scriptum: dopo un weekend positivo, le aspettative su Antonelli stanno già sfuggendo di mano. Speriamo che non finiscano per appesantire anche il percorso di Kimi, che ora come ora avrebbe soprattutto bisogno di tempo e tranquillità, non di etichette.



© Simone Marchetti Cavalieri

 
 

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