IL (SOLITO) FALLIMENTO DEL TIFO
- Simone Marchetti Cavalieri

- 1 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Kimi Antonelli si è ritrovato al centro di un’ondata di commenti offensivi e accuse ingiustificate sui social dopo il GP del Qatar. Tutto per quel quarto posto svanito negli ultimi istanti di gara, quando un piccolo errore ha permesso a Lando Norris di superarlo e guadagnare due punti che, nella lotta al mondiale, potrebbero rivelarsi decisivi.
Fin qui, nulla di straordinario: un errore di guida, capita a chiunque. Ciò che non ha alcun senso, invece, è la narrazione secondo cui Antonelli avrebbe lasciato volontariamente strada a Norris. Una teoria talmente assurda da crollare davanti a qualsiasi immagine on board. Eppure, una parte della tifoseria — minoritaria ma estremamente rumorosa — ha trasformato questo episodio in un pretesto per scaricare frustrazione e rabbia.
Non è la prima volta che segnalo quanto una certa fetta dei sostenitori di Max Verstappen sia diventata tossica negli ultimi anni, complice un racconto mediatico che ha alimentato un’esaltazione costante del pilota olandese, spesso a discapito dei suoi rivali. Non sorprende, quindi, che la degenerazione del tifo porti a derive del genere: attacchi personali, odio gratuito, accuse campate in aria.
Pare che Mercedes stia valutando di portare il caso all’attenzione della FIA. Non è chiaro come vogliano muoversi, ma è evidente che la situazione non può essere ignorata.
La realtà è semplice e amara: finché la Formula 1 continuerà a essere narrata come un reality pieno di personaggi da idolatrare o demonizzare, anziché come uno sport complesso e tecnico, ciò che raccoglieremo saranno pseudo-tifosi incapaci di distinguere un errore da un complotto. Si cresce una platea di “ultras digitali”, non appassionati in grado di leggere ciò che accade in pista.
E la F1 ha la sua parte di responsabilità. Drive to Survive ha aperto la strada a una spettacolarizzazione che, dal 2021 in avanti, è sfociata nell’eccesso e nella polarizzazione. È difficile paragonare questa epoca al passato, perché i social amplificano tutto, ma resta il fatto che raramente si è vista una parte di fanbase così aggressiva e ignorante.
Ed è proprio questo, oggi, il lato più triste della Formula 1 moderna.
© Simone Marchetti Cavalieri



