IL SEGRETO È NEL SOFTWARE
- Simone Marchetti Cavalieri

- 7 ore fa
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La stagione di Formula 1 è iniziata all’Albert Park con un segnale piuttosto chiaro: la Mercedes ha imposto subito il proprio ritmo, conquistando la pole position e trasformando la prima gara dell’anno in una doppietta netta e convincente. Un risultato che, in realtà, non ha sorpreso più di tanto chi segue da vicino il paddock, viste le numerose indiscrezioni circolate negli ultimi anni sulla competitività della power unit tedesca.
Per molti osservatori questo scenario richiama immediatamente alla memoria il dominio Mercedes del 2014, quando l’introduzione dell’era ibrida coincise con una superiorità tecnica quasi incontrastata. Tuttavia, rispetto a dodici anni fa, la situazione appare meno sbilanciata di quanto suggerisca il risultato di Melbourne. Gli avversari, infatti, sembrano molto più vicini.
La Ferrari, ad esempio, è riuscita a restare in scia alle W17 durante tutta la prima parte del Gran Premio. Nonostante ciò, dalle analisi emerge comunque un gap significativo della SF-26, che sul passo gara viene stimato intorno ai tre decimi al giro. In qualifica, invece, il divario è apparso ancora più evidente, con Mercedes capace di esprimere una prestazione di livello nettamente superiore.
Eppure, guardando con maggiore attenzione ai dati, il quadro potrebbe essere meno definitivo di quanto sembri. Personalmente ho la sensazione che il mondiale 2026 sia molto più aperto di quanto venga raccontato in questo momento.
Le comparazioni prese in esame riguardano alcuni passaggi del giro di Q3 di Mercedes, Ferrari e McLaren. Non l’intero circuito australiano, ma alcune sezioni particolarmente significative. Da queste emerge un elemento chiave: il vero vantaggio Mercedes sembra risiedere soprattutto nel software che gestisce la power unit.
Il confronto con McLaren rende questa dinamica ancora più evidente, considerando che la squadra di Woking utilizza lo stesso power-train. La MCL40 non appare inferiore alla W17 nel tratto guidato, soprattutto nelle curve più veloci, ma perde terreno nella gestione dell’energia. Oscar Piastri, in diversi punti del tracciato, è costretto a ricorrere a lift and coast molto più marcati, senza però trasformare questa scelta in un reale beneficio sul rettilineo successivo. Un segnale evidente che a Woking devono ancora comprendere pienamente come sfruttare questa power unit.
Un esempio emblematico è rappresentato da curva 6: Piastri arriva alla staccata sollevando il piede con largo anticipo, mentre Russell percorre lo stesso punto senza praticamente effettuare lift. Nonostante questo, la McLaren non supera i 316 km/h e si ritrova comunque costretta a un ulteriore lift prima di curva 9. Tutto lascia pensare che McLaren possa fare un importante passo avanti nelle prossime gare, una volta perfezionata la gestione energetica del sistema.
Il discorso cambia leggermente se si guarda alla Ferrari. In alcuni aspetti, infatti, la SF-26 sembra addirittura superiore alla Mercedes. La monoposto di Maranello mostra un’ottima percorrenza in curva, sia nelle sezioni lente sia in quelle più veloci. Tuttavia, proprio come accade per McLaren, il limite principale resta la gestione della power unit.
Nel giro di qualifica analizzato, inoltre, la Ferrari sembrava avere evidenti problemi di software, una situazione che in parte ha riguardato anche McLaren. La Rossa non è infatti mai riuscita a replicare le velocità registrate fino al Q1. Per questo motivo gli otto decimi di distacco emersi in qualifica risultano piuttosto fuorvianti.
La gara ha fornito indicazioni interessanti in questo senso. Charles Leclerc e Lewis Hamilton non sono mai stati realmente lontani dalle due Mercedes, almeno nella prima parte del Gran Premio. È vero che Russell ha probabilmente gestito il ritmo dopo la Virtual Safety Car, ma il passo di Hamilton è apparso chiaramente competitivo, anche se confrontato con quello di Kimi Antonelli, che invece ha mantenuto un ritmo più aggressivo.
Il prossimo appuntamento in Cina potrebbe arrivare troppo presto per assistere a cambiamenti sostanziali. Tuttavia, resta la sensazione che questo campionato sia molto meno scontato di quanto alcuni pensino.
Il motivo è piuttosto semplice: ottimizzare un software è un processo molto più rapido rispetto al recuperare un ritardo strutturale su telaio, meccanica o aerodinamica. Con tutti i dati e i riferimenti offerti dalla Mercedes ora disponibili, Ferrari e McLaren potrebbero ridurre sensibilmente il divario nel giro di poche gare.
© Simone Marchetti Cavalieri
