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IL QUADRO GENERALE DOPO I PRIMI TEST

  • Immagine del redattore: Simone Marchetti Cavalieri
    Simone Marchetti Cavalieri
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min


Il Mondiale di Formula 1 2026 ha ufficialmente acceso i motori sul Bahrain International Circuit, con la prima sessione collettiva di tre giorni che proseguirà la prossima settimana, sempre a Sakhir. È stato il primo vero contatto con una nuova generazione di monoposto, nate sotto un regolamento tecnico che — in realtà — sembra averne irrigidito parecchio le libertà progettuali. Ma questo è un capitolo a parte.


Dalla grande quantità di dati disponibili, qualcosa si è già intuito. In particolare, osservando, oltre alle informazioni interne a Ferrari, anche Mercedes, McLaren e Red Bull Racing, emergono personalità tecniche piuttosto definite, che meritano una prima riflessione.


McLaren: equilibrio e pulizia assoluta

La vettura che mi ha colpito maggiormente è stata la McLaren. La MCL40 trasmette una sensazione di compostezza rara: è stabile, precisa, quasi chirurgica nei movimenti. Nel giro che ha portato Lando Norris in cima alla classifica del Day 1, il deficit sul dritto rispetto agli altri top team era evidente, ma veniva compensato con gli interessi nelle sezioni guidate, soprattutto nel lento.


Colpisce ancora una volta l’utilizzo ridottissimo dell’angolo di sterzo: la monoposto risponde al minimo input, si inserisce immediatamente e mantiene un posteriore solido e progressivo. Il punto di corda viene centrato con naturalezza, sia nelle curve lente sia in quelle veloci, e in uscita il gas può essere anticipato senza reazioni brusche. È una vettura che sembra lavorare “con” il pilota, non contro di lui. Da osservare è stata, semplicemente, un piacere.


Mercedes: solidità senza eccessi

La Mercedes, dal canto suo, si conferma una monoposto estremamente completa. Non eccelle in un singolo aspetto in modo evidente, ma non mostra neppure debolezze marcate. È la classica vettura “molto buona ovunque”, capace di offrire un equilibrio rassicurante.


Rispetto a Ferrari e McLaren, utilizza più angolo di sterzo e appare meno diretta in ingresso curva. L’apice viene comunque raggiunto con regolarità, ma soprattutto nel lento richiede più lavoro al volante. Nel veloce tende leggermente al sottosterzo, caratteristica che la rende forse meno brillante ma più neutra e prevedibile al limite. Una base solida, su cui costruire.


Red Bull: un inizio più complicato

La sorpresa meno positiva arriva invece dalla Red Bull. Al netto di un apparente vantaggio sul rettilineo — particolarmente evidente nel Day 1 e spiegabile con variabili come carichi, mappature o gestione dell’energia — è la guidabilità ad aver lasciato perplessi.


La vettura ha mostrato un sottosterzo marcato, soprattutto nelle curve veloci. A centro curva Max Verstappen sembrava dover attendere prima di poter riaprire il gas, con la monoposto che tendeva ad allargare per poi trasformare improvvisamente il comportamento in sovrasterzo in uscita. Nel lento, l’apice veniva mancato con frequenza, costringendo a traiettorie più ampie e meno efficaci. Nel misto guidato sembra al momento indietro rispetto agli avversari.


Resta una vettura competitiva nel complesso, soprattutto se il vantaggio sul dritto fosse confermato, ma nel misto guidato sembra al momento indietro. Una situazione curiosa, considerando quanto Verstappen sia tradizionalmente esigente sull’anteriore.


Ferrari: meccanica al centro del progetto

Discorso Ferrari. Per ciò che posso far trapelare fuori dalle mura di Maranello, la macchina ha offerto segnali molto incoraggianti. I tempi sul giro e i long run lo suggeriscono, ma è la filosofia tecnica a emergere con più chiarezza. Già alla presentazione avevo accennato ad una monoposto costruita attorno al grip meccanico, accettando qualche compromesso aerodinamico. Le prime uscite in pista confermano questa direzione.


La SF-26 è sincera e competitiva, ma meno “facile” rispetto alla McLaren. Il comportamento generale è simile, tuttavia il retrotreno della rossa è leggermente meno ancorato e progressivo. Nulla di drammatico, ma sufficiente a richiedere qualche correzione in più in ingresso curva. Se si riuscirà a contenerne gli effetti collaterali, questa Ferrari potrà essere molto efficace, specie su tracciati che valorizzano la trazione e il lavoro meccanico.


Solo l’inizio di un percorso

È fondamentale ricordare che siamo davanti ai primi chilometri di monoposto completamente nuove. Tutti i team stanno ancora costruendo i propri riferimenti, esplorando mappe, assetti e correlazioni tra simulatore e pista. Le power unit avranno un ruolo centrale in questo nuovo ciclo tecnico e le gerarchie potranno evolvere rapidamente.


Resta però una considerazione: quando si è di fronte a un progetto così inedito, è difficile “nascondersi” del tutto. Per capire il potenziale reale di una vettura occorre spingere, testare, rischiare.


Siamo solo all’alba della stagione, ma le prime personalità tecniche iniziano già a emergere. E, come sempre, sarà la pista a raccontare la verità definitiva.



© Simone Marchetti Cavalieri

 
 

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