IL PREZZO DEL NON DECIDERE
- Simone Marchetti Cavalieri

- 2 ore fa
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Anche questa volta la Ferrari è riuscita a trasformare una gara potenzialmente favorevole in un’altra occasione sfruttata solo a metà. E il problema principale non è la qualifica, o almeno non nel modo in cui viene raccontato. La SF-26 sul giro secco paga qualcosa, soprattutto in Q3 e in quelle condizioni in cui viene richiesto il massimo alla power unit.
È un limite che conosciamo praticamente dall’inizio dell’anno: continuare a dire che Ferrari dovrebbe semplicemente “qualificarsi meglio” significa ignorare le caratteristiche della macchina. Sarebbe bello, ovviamente, ma non puoi pretendere che improvvisamente il suo punto debole diventi un punto di forza.
La gara olandese, però, racconta qualcosa di diverso. Sul passo la Ferrari c’era e aveva probabilmente abbastanza ritmo per inserirsi nella lotta davanti. Battere Norris sarebbe stato comunque complicato, esattamente come a Budapest, ma questo non significa che non ci fosse spazio per ottenere molto di più. Le gare non sono fatte soltanto di prestazione assoluta: contano anche le occasioni che riesci a costruire e quelle che sei abbastanza lucido da sfruttare. Ed è proprio qui che si continua a lasciare qualcosa per strada.
Sulla prima partenza di Leclerc, personalmente, vedo poco da discutere. Charles si è trovato dentro una dinamica praticamente inevitabile: Piastri ha dovuto reagire a un Russell molto lento, si è spostato improvvisamente e da lì si è creato un effetto a catena che ha portato anche al leggero contatto tra Hamilton e Verstappen. Su una pista stretta e umida, pretendere che Leclerc potesse prevedere tutto e comportarsi diversamente mi sembra abbastanza irrealistico.
Più discutibile, invece, quello che succede alla seconda partenza. Piastri, nonostante le hard, riesce a passare Leclerc, che ancora una volta mi è sembrato fin troppo accomodante nella difesa. Era già successo qualcosa di simile a Budapest con Verstappen: Charles lascia completamente disponibile la traiettoria esterna senza provare realmente a portare l’avversario verso una linea meno favorevole. Una prudenza che curiosamente tende a sparire quando alle sue spalle c’è Hamilton, contro il quale la porta viene chiusa con molta più decisione.
Il vero problema della gara, però, comincia con le strategie. Quando partono i primi pit stop, le Ferrari si ritrovano davanti con circa un secondo tra Leclerc e Hamilton e un ritmo tutt’altro che negativo. Charles viene però fermato molto presto, nonostante fosse ormai evidente che sarebbe comunque rientrato dietro al gruppo di testa.
Anche la gestione di Hamilton lascia qualche dubbio. Lewis era su una strategia differente e il suo ritmo stava iniziando a peggiorare, ma non al punto da rendere indispensabile una sosta immediata. Aveva ancora circa tre secondi di vantaggio sugli inseguitori e una finestra sufficientemente comoda per rientrare comunque dietro Leclerc. Se vuoi davvero provare la singola sosta, allora devi avere il coraggio di portarla fino al limite, aspettando che il margine venga realmente consumato. Ferrari invece lo richiama prima. Salvo poi fare esattamente l’opposto alla seconda sosta, quando lo lascia fuori troppo a lungo con gomme ormai finite, costringendolo a difendersi da Antonelli e Norris.
Il momento più difficile da comprendere arriva comunque dopo il pit stop di Hamilton, quando Lewis si ritrova alle spalle di Leclerc e perde tempo. È un tema che avevo già sollevato qualche gara fa: Ferrari sembra ancora troppo concentrata sulla necessità di mantenere un equilibrio perfetto tra i suoi piloti, anche quando la situazione di gara richiederebbe semplicemente di prendere una decisione.
Nelle ultime quattro gare Hamilton ha perso una quantità importante di punti anche per scelte del muretto quantomeno discutibili. Budapest era già stato un esempio: nel finale si potevano tranquillamente congelare le posizioni. Per il Costruttori non sarebbe cambiato nulla, mentre il pilota meglio piazzato nella classifica avrebbe raccolto qualche punto in più. Non significa decidere a tavolino che Hamilton debba essere favorito sempre e comunque. Significa semplicemente riconoscere che un campionato va gestito anche in funzione della classifica, soprattutto quando tra i due piloti esiste ormai un distacco significativo.
In Olanda la situazione era ancora più semplice. Hamilton e Leclerc stavano disputando due gare differenti, con strategie differenti e soprattutto prospettive differenti. Se Charles non viene richiamato immediatamente ai box, allora in quella fase la scelta logica è lasciare strada a Lewis. Non per gerarchie prestabilite, ma perché Hamilton in quel momento aveva una possibilità concreta di giocarsi il podio e potenzialmente qualcosa di più, mentre Leclerc era principalmente impegnato nella battaglia con Russell.
Gli altri top team queste decisioni le prendono. Ferrari continua invece a comportarsi come se chiedere uno scambio di posizione fosse una sorta di violazione di un principio morale. Quando sei costretto a inseguire, però, non puoi permetterti di lasciare punti sul tavolo soltanto per evitare una scelta scomoda.
Alla fine quei due o tre secondi persi da Hamilton dietro Leclerc hanno avuto un peso tutt’altro che trascurabile e probabilmente gli sono costati almeno il terzo posto. C’è poi la questione della Virtual Safety Car, arrivata praticamente subito dopo che Lewis aveva perso la prima posizione: impossibile sapere cosa sarebbe successo, ma con qualche secondo di vantaggio in più avrebbe potuto trovarsi nella condizione di effettuare la sosta sotto neutralizzazione mantenendo una situazione decisamente più favorevole. Poi c’è stata anche una componente di sfortuna, perché la neutralizzazione è arrivata proprio quando Russell sembrava ormai vulnerabile.
Nel finale si è vista anche una certa tensione tra i due ferraristi, con Leclerc evidentemente poco soddisfatto della difesa di Hamilton dopo il tentativo di sorpasso su Russell. Una scena che, involontariamente, sintetizza abbastanza bene il problema: in Ferrari sembra esserci ancora troppa attenzione a ciò che succede tra le due macchine rosse e troppo poca alla possibilità di utilizzare entrambe per massimizzare il risultato della squadra.
E proprio per questo trovo abbastanza curioso sostenere che Hamilton sia ossessionato dall’idea di terminare il campionato davanti a Leclerc. Parliamo di un pilota che ha vinto sette titoli mondiali e che, se intravede una possibilità concreta, ha evidentemente ambizioni molto più grandi della semplice classifica interna.
Leclerc non ha colpe in tutto questo. Il problema non è Charles, ma la gestione che Ferrari continua ad adottare in determinate situazioni, quasi volesse evitare a ogni costo di prendere una posizione netta tra i suoi piloti. Nessuno chiede di sacrificare sistematicamente uno per l’altro. Si chiede semplicemente di leggere quello che sta succedendo in pista e agire di conseguenza.
Perché quando non hai la macchina nettamente migliore, non puoi controllare tutto. Ma proprio per questo quelle poche variabili che puoi controllare devi gestirle alla perfezione. E quest’anno in Ferrari, troppo spesso, non lo si sta facendo.
© Simone Marchetti Cavalieri



