MOTORSPORT ENTRY-LEVEL: LA GUIDA PRATICA
- Simone Marchetti Cavalieri

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 13 min
Un tutorial in 10 punti sul come affrontare da neofita il motorsport, senza farsi ingannare dalla realtà.
A cura di: Simone Marchetti Cavalieri
Introduzione
Apro i social e vengo continuamente sommerso da contenuti di giovani (e anche meno giovani) aspiranti piloti delle categorie entry-level, alla ricerca del contenuto perfetto per diventare “virali”. Tutti con il solito format copia-incolla: “Dove correrò quest’anno”, “Road to categoria x”, “Ho rischiato di morire”, video dove commentano i propri onboard con recitazioni penose e altre minchiate click-bait assortite.
Non giriamoci troppo attorno, perché è qui che voglio arrivare: Alberto Naska ha avuto successo perché ha fatto qualcosa che gli altri non facevano. Se TUTTI vi mettete a fare quello che fa lui (copiandolo pure male), dove pensate di andare? Pensate davvero di trovare sponsor in questo modo?
Nella comunicazione conta inventarsi qualcosa di diverso. Ora, invece, infinite brutte copie dello stesso format stanno invadendo YouTube e Instagram. E secondo voi una possibile sponsorizzazione dovrebbe scegliere proprio voi? Per quale specifico motivo?
Ma soprattutto, per ottenere le vostre tanto volute “collab” o sponsorizzazioni bisogna essere in grado di generare valore aggiunto per i possibili partner. Lo sponsor non cerca un pilota: cerca valore. Non racconterete mica (agli altri e a voi stessi) la favoletta dell’adesivo che dà “visibilità”?
Poi, sul fatto che anche il “format Naska” del pilota-creator sul lungo termine funzioni, ci sarebbe qualcosa da ridire. È evidente come, anche con i suoi numeri, non sia del tutto sostenibile. Con i suoi numeri ed il suo staff. Figuriamoci con quelli di centinaia di creator fai-da-te tutti identici ed intercambiabili tra loro.
Questa non è una demonizzazione dei canali YouTube dei piloti, anzi, ben vengano, ma devono essere un pezzo del puzzle, non la leva principale dalla quale far partire tutto. Se fatto pure male, diventa una fabbrica di false speranze e nulla più.
Il motorsport, soprattutto in Italia, è difficile da sostenere economicamente. Ed è difficile girare attorno a questa questione cercando scorciatoie, ancora di più nel periodo non proprio florido economicamente che stiamo vivendo.
Il motorsport non si sostiene con le illusioni, ma con i conti fatti bene.
Fate bene i conti, non bucatevi le tasche e godetevi il fatto che oggi, e non come 15/20 anni fa, è possibile costruirsi una piccola carriera con cifre molto più sostenibili, data l’offerta di maggiori contesti entry-level (come il rental karting e le varie proposte delle federazioni alternative all’ACI).
Sull'autore
Mi chiamo Simone Marchetti Cavalieri e il motorsport fa parte della mia vita da sempre. Ho iniziato a correre in kart all’età di sei anni, entrando molto presto in quell’ambiente fatto di piste, paddock e weekend passati a inseguire decimi di secondo. Negli anni successivi ho avuto modo di competere in diversi contesti agonistici, arrivando a partecipare a competizioni di livello internazionale sia nel karting che nelle monoposto.
Queste esperienze mi hanno permesso di conoscere il motorsport da molte prospettive diverse: quella del pilota, naturalmente, ma anche quella di chi vive da vicino le dinamiche tecniche, organizzative ed economiche che stanno dietro a ogni progetto sportivo.
Con il tempo questa passione si è trasformata anche in un percorso più strutturato. Nel 2024 ho fondato Cavalieri Garage Motorsport ASD, un team dedicato al motorsport entry-level con l’obiettivo di creare un contesto accessibile, serio e sostenibile per chi vuole avvicinarsi alle competizioni.
Oggi il team è attivo in diverse specialità del motorsport e continua a sviluppare attività sportive e progetti legati alla formazione e alla crescita di nuovi piloti.
Questa guida nasce proprio dall’esperienza maturata in pista e nel paddock nel corso degli anni, con l’intento di offrire una visione più concreta e consapevole del motorsport entry-level a chi sta iniziando questo percorso.
Parte 1 - Gli errori più comuni
Innanzitutto occorre avere una panoramica della situazione attuale: che, rullo di tamburi, non è delle migliori. Proprio per la presenza di molti format uguali, molte realtà hanno perso interesse nei confronti del motorsport nazionale come vetrina o contesto al quale associarsi.
È anche triste vedere gente intrappolarsi in percorsi di dubbio gusto morale (e dalla dubbia legalità), pur di trovare i soldi per correre. Non è raro scovare l’aspirante pilota di turno fra i seguaci di qualche fuffa-guru truffaldino che insegna fantomatici sistemi di trading, smercia cryptovalute scam o ti racconta come guadagnare dal settore immobiliare con modalità discutibili e mai del tutto chiare.
Se il tuo piano per correre è affidarti a qualche guru online, hai già sbagliato strada.
Per quanto sia difficile razionalizzare il tutto, se hai un budget limitato non saranno le scorciatoie a darti soddisfazioni nel motorsport. Ciò che conta davvero è come massimizzi il budget che hai a disposizione.
Ad esempio, se tuta, casco e action cam sono costate più di mezza stagione della tua categoria, sei totalmente fuori strada.
Un esempio sul rental karting:
500€ di action cam per fare video nella speranza di diventare virali è l’esatta definizione di budget non ottimizzato. Va benissimo anche una cam da 100€. La viralità non dipende dalla qualità video, e le visualizzazioni non pagano le tue gare.
Posto che anche con il miglior video del mondo e un milione di views, soldi per correre non te li darà comunque nessuno per quel motivo.
Un casco da più di 500€ per fare gare che ne costano 70 (dove non occorre omologazione), pure. Ti sei preso un Bell KC7 da 800€ e hai dovuto rinunciare all’iscrizione di quella gara endurance perché ti mancavano 100€. Bravo pirla, ora hai un casco bellissimo su una mensola ed un’esperienza in meno.
Buttare soldi è sempre sbagliato, che tu ne abbia tanti o meno, che siano tuoi o ti vengano dati da altri. Se non sai ottimizzare un budget piccolo, non saprai gestirne uno grande.
Non fare spese a caso “sperando”. Misura tutto, controlla tutto, pianifica tutto. Solo così il tuo percorso può diventare sostenibile.
Parte 2 - La sostenibilità del percorso
Collegandoci a questo, passiamo alla questione fondamentale.
Se vuoi correre entry-level, salvo rare eccezioni, i tuoi obiettivi sono verosimilmente questi:
Divertirti
Migliorare e misurare le tue capacità
Partecipare a contesti più competitivi
Avere sotto controllo le spese
Per fare sì che queste cose avvengano senza forzature occorre creare uno stato di sostenibilità del percorso sportivo. In altre parole, il tuo percorso non deve vivere nella costante ansia di trovare soldi per la gara successiva.
Il modo migliore per affrontare il tutto è stabilire a priori quale può essere un percorso verosimilmente sostenibile dalle proprie capacità economiche. Non serve guardare molto lontano nel futuro, ma un piano di un paio d’anni può fare una differenza enorme.
È pieno di gente che si lancia in percorsi irrealistici mentendo a se stessa senza farsi i conti in tasca, sprecando tempo proprio (e magari anche di altri) facendo gare e creando contenuti su di esse sperando giorno per giorno in occasioni che raramente si presenteranno.
Vi stupirà sapere quante volte ho sentito piloti del rental karting “sperare” in una sponsorizzazione per passare, ad esempio, al Briggs Kart Championship senza avere minimamente idea di come tutto ciò sarebbe dovuto avvenire. Peggio ancora, senza sapere nulla del budget necessario per affrontare le restanti gare dell’anno. Un disastro.
Quindi, per evitare tutto ciò, un semplice consiglio. Misura in modo onesto e chiaro i costi necessari ad ogni tua attività. Non campare gara per gara o di mezza stagione alla volta. Fatti un piano chiaro su quello che vuoi fare quest’anno e il prossimo. Parti da una misurazione reale del budget necessario.
È il primo step fondamentale, poi si potrà pensare a come racimolarlo.
Parte 3 - La questione "sponsor"
Molti piloti entry-level non hanno molto chiara la definizione di sponsor. Per molti sono aziende che ti prendono nelle loro grazie e ti pagano le gare al posto tuo. Nulla di più sbagliato.
Siamo lontani anni luce dai programmi dedicati di determinate federazioni atte a promuovere talenti. In Italia non ti regala niente nessuno, neppure se sei Andrea Kimi Antonelli, che ha avuto altri supporter ma che dalla federazione italiana non ha ricevuto mai un centesimo.
Siamo lontani anni luce anche dalle aziende che mettono il loro logo accanto alla tua figura da pilota perché così avranno “visibilità”. Questa cosa poteva funzionare parecchi anni fa, in un’era pre-social, e grazie a dinamiche parallele tutt’altro che ingenue.
Lo sponsor non è un benefattore. È un investitore.
Quindi cosa intendiamo davvero in Italia per sponsorizzazione sportiva?
Principalmente due scenari distinti.
Il primo: un investimento sostenibile che faccia guadagnare la realtà che si espone economicamente. In altre parole, mettere soldi in un progetto che ne genererà altri.
In termini di motorsport: io azienda ti supporto a livello economico (o fornendoti prodotti, servizi o materiale tecnico) se so quasi per certo che farlo mi farà guadagnare qualcosa. Ad esempio, se vendo qualcosa di specifico e so che associarmi al tuo contesto agonistico può farlo vendere con maggiore probabilità, allora sono disposta a venirti incontro.
E qui arriva la domanda più importante: come fai, da pilota, a diventare interessante per un’azienda? La risposta è meno romantica di quanto molti pensino.
Per fare il pilota o hai i soldi, oppure devi essere bravo a vendere il tuo progetto.
E come tutti quelli che devono convincere altri a investire, devi essere un buon venditore della tua idea e della tua immagine.
Come insegna, appunto, il buon Alberto Naska. Ma c’è un problema.
Il format sdoganato da Naska (al secolo Alberto Fontana) ha generato una miriade di piloti che, prendendolo d’ispirazione, hanno invaso i social con contenuti tutti uguali tra loro. Quando tutti fanno la stessa cosa, nessuno si distingue più.
Piccolo appunto sul progetto Naska. È estremamente lodevole ciò che è riuscito a fare, ma anche un progetto come il suo affronta difficoltà non indifferenti. Prima fra tutte, la sostenibilità del progetto stesso. Produrre contenuti di altissima qualità è il veicolo attraverso il quale le sue gare vengono viste da migliaia di persone, generando una piattaforma di marketing molto potente. Ma le criticità emergono quando si innesca il famoso effetto loop.
Per creare contenuti deve fare le gare. Per fare le gare deve creare contenuti.
Una ruota che gira e non si può fermare. Un format sul filo del rasoio che rischia di diventare molto complicato da sostenere nel lunghissimo periodo.
Va però ricordato un punto fondamentale, ovvero che il suo progetto ha funzionato perché era qualcosa di nuovo. E quindi arriviamo al punto: se vuoi costruire qualcosa che funzioni davvero, devi trovare un modo per differenziarti.
Come? Bella domanda. Il marketing ha sempre premiato le idee originali e chi ha saputo usare il cervello nel modo giusto. Questo è il vero punto di partenza.
Arriviamo poi al secondo scenario, una scomoda verità. Le sponsorizzazioni sportive, in Italia, vengono spesso usate dalle imprese come strumento di ottimizzazione fiscale. È noto come ancora oggi i costi sostenuti come sponsorizzazione sportiva possano essere dedotti anche fino al 100% dalle tasse. In passato la mancanza di controlli ha generato anche parecchie forme di illegalità dalle quali è meglio stare alla larga.
Qui il discorso si complica, ma forse ora hai più chiaro un concetto fondamentale:
quell’adesivo sulla fiancata dell’auto non è lì perché qualcuno “spera nella visibilità”.
Dietro c’è quasi sempre una logica economica molto più concreta. Ci siamo capiti?
Parte 4 - Costruire un progetto, non una speranza
Se c’è una cosa che distingue chi riesce a costruirsi un percorso sensato nel motorsport entry-level da chi si perde dopo una o due stagioni è questa: la capacità di trasformare un desiderio in un progetto.
Perché dire “voglio correre” è facile. È la parte più semplice di tutte. Il problema è tutto quello che viene dopo. Dove vuoi correre? Quante gare vuoi fare? Quanto costano davvero? Quanto puoi permetterti di spendere senza mandare all’aria la tua stabilità economica?
La verità è che la maggior parte delle persone non si pone mai queste domande in modo serio. Si limitano a partire. Gara dopo gara. Weekend dopo weekend. Sperando che in qualche modo le cose si incastrino. Ma il motorsport non funziona così.
Se non hai un minimo di pianificazione, il rischio è quello di bruciarti in fretta: fai due o tre gare, spendi più del previsto, poi arrivano le prime difficoltà economiche e improvvisamente tutto diventa pesante. Le gare non sono più divertimento ma pressione. L’ansia di dover trovare i soldi per continuare prende il posto dell’entusiasmo iniziale.
Ed è così che nascono le stagioni monche, i progetti lasciati a metà e le pagine social che smettono di aggiornarsi all’improvviso.
Non serve un business plan da azienda quotata in borsa. Ma, come detot in precedenza, almeno un’idea chiara di quello che vuoi fare nei prossimi due anni sarebbe il minimo indispensabile.
Quante gare vuoi fare in questa stagione? Quanto costano realmente tra iscrizioni, viaggi, gomme e imprevisti? E soprattutto: quanto di quel budget è realmente sostenibile per te?
Chi non è in grado di rispondere a queste domande non sta costruendo un percorso sportivo. Sta semplicemente navigando a vista. E nel motorsport navigare a vista raramente porta lontano.
Parte 5 - Scegliere il contesto giusto
Un altro errore molto comune tra i piloti entry-level è quello di scegliere la categoria sbagliata. Succede spesso per una ragione molto semplice: si guarda più al prestigio percepito che alla reale sostenibilità del contesto. La logica diventa quindi questa: quella categoria è più importante, quindi devo correre lì.
Peccato che il motorsport entry-level non sia una gara di curriculum. È prima di tutto un percorso di esperienza. Correre in un campionato più blasonato ma riuscire a fare solo tre o quattro gare all’anno non è necessariamente una scelta intelligente. Anzi, spesso è esattamente il contrario.
Molto più utile (e molto più formativo) – è scegliere un contesto in cui si possa correre con continuità. Un campionato accessibile, con costi chiari e con un calendario che si riesce a sostenere dall’inizio alla fine. Perché alla fine la variabile che fa davvero la differenza non è il nome della categoria.
È il tempo in pista.
Parte 6 - La regola più importante: girare il più possibile
Nel motorsport entry-level esiste una regola che vale più o meno sempre, indipendentemente dalla disciplina o dal contesto: più giri fai, più impari. Sembra banale, ma è incredibile quante persone riescano comunque a complicarsi la vita ignorando questo principio.
Si spendono centinaia di euro per accessori inutili, per grafiche elaborate, per attrezzatura che fa scena ma non cambia minimamente le prestazioni. Poi però non ci sono i soldi per partecipare a una gara in più.
Il punto è molto semplice: ogni euro che spendi dovrebbe essere valutato con una domanda precisa: questa spesa mi permetterà di girare di più in pista?
Se la risposta è no, probabilmente non è una spesa prioritaria. Questo non significa che non si possano avere belle attrezzature o materiali di qualità. Ma se il budget è limitato, e nel motorsport entry-level lo è quasi sempre, la priorità dovrebbe essere una sola: massimizzare il tempo di guida. Tutto il resto viene dopo.
Parte 7 - Il valore del "paddock"
Un aspetto di cui si parla pochissimo quando si affronta il tema del motorsport entry-level è il valore delle relazioni che si costruiscono all’interno del paddock. Eppure è uno degli elementi più importanti di tutto l’ambiente. Il motorsport, anche ai livelli più bassi, è un mondo estremamente relazionale. Molte opportunità nascono semplicemente perché qualcuno ti conosce, si ricorda di te e sa come lavori.
Questo significa che il modo in cui ti comporti nel paddock conta molto più di quanto pensi. Essere disponibili, rispettosi, curiosi, pronti a dare una mano quando serve. Tutte cose che sembrano banali ma che, nel tempo, costruiscono una reputazione.
Il pilota che arriva, gira e se ne va senza interagire con nessuno difficilmente lascia il segno. Il pilota emergente che diventa parte dell’ambiente, invece, viene ricordato.
E nel motorsport essere ricordati è spesso il primo passo verso nuove opportunità.
Parte 8 - Sponsor: la parte pratica
Arriviamo di nuovo al tema delle sponsorizzazioni, ma questa volta con un approccio più concreto. Se vuoi davvero collaborare con delle aziende devi smettere di ragionare come un pilota che cerca soldi e iniziare a ragionare come qualcuno che propone un progetto con valore economico. Perché un’azienda non investe in uno sportivo per generosità. Investe perché vede un possibile ritorno.
Questo ritorno può assumere forme molto diverse: può essere visibilità, certo, ma spesso è qualcosa di molto più concreto: relazioni con clienti, eventi aziendali, attività di marketing, storytelling legato al brand. In altre parole, non stai chiedendo un favore, stai proponendo una collaborazione. La differenza è enorme.
Significa presentarsi con un’idea chiara di cosa si può offrire, non con la semplice richiesta di un contributo economico.
E significa anche capire che, nella maggior parte dei casi, la relazione con un partner si costruisce nel tempo. Non con un messaggio su Instagram o con una mail inviata a freddo a cento aziende diverse.
Parte 9 - Differenziarsi
Torniamo per un momento al tema dei contenuti, perché è impossibile ignorarlo nell’epoca dei social. Come detto all’inizio, copiare format già esistenti raramente porta da qualche parte. Se tutti fanno la stessa cosa, diventa difficile emergere.
Questo non significa che non si possano raccontare le proprie gare o condividere il proprio percorso. Anzi, farlo può essere molto interessante.
Ma la differenza la fa sempre il modo in cui lo si fa.
Molti contenuti motorsport si limitano a mostrare onboard e reazioni a caldo. Cose che, dopo un po’, diventano tutte uguali. Molto più interessante sarebbe raccontare ciò che normalmente non viene raccontato: la preparazione delle gare, gli errori commessi, l’aspetto economico di una stagione, le difficoltà logistiche, il lato umano di chi cerca di conciliare lavoro e passione.
Il motorsport entry-level è pieno di storie vere. Molto più autentiche e interessanti di qualsiasi click-bait.
Peccato che quasi nessuno le racconti davvero.
Parte 10 - Non vivere per il content
Un altro equivoco molto diffuso riguarda il rapporto tra contenuti e sostenibilità economica. Molti pensano che basti aprire un canale YouTube o una pagina Instagram per trasformare automaticamente la propria attività sportiva in qualcosa di economicamente autosufficiente. La realtà è molto più complicata.
Nella maggior parte dei casi i contenuti sono semplicemente uno strumento di comunicazione, non il motore economico del progetto. Servono per raccontare quello che fai, per costruire una narrazione, per dare visibilità alle attività che ruotano attorno al tuo percorso. Ma difficilmente, soprattutto all’inizio, saranno loro a pagare le gare.
Quando invece diventano l’unico pilastro economico del progetto si entra in un meccanismo piuttosto delicato: devi correre per creare contenuti, e devi creare contenuti per poterti permettere di correre. Il loop alla Naska.
Una ruota che gira continuamente e che, nel lungo periodo, può diventare molto pesante da sostenere.
Conclusioni
Il motorsport entry-level non è un trampolino verso la Formula 1. Non per la maggior parte delle persone, almeno. Ma questo non significa che non possa essere qualcosa di straordinario.
Se affrontato con lucidità può diventare un percorso fatto di esperienze incredibili, di amicizie durature, di sfide personali che insegnano molto più di quanto si immagini.
La chiave è smettere di inseguire illusioni e iniziare a costruire qualcosa di sostenibile.
Perché alla fine, nel motorsport come nella vita, non conta solo la velocità con cui parti. Conta soprattutto quanto a lungo riesci a restare in pista.
Sperando che queste nozioni ti abbiano aiutato ad orientarti meglio fra le dinamiche citate, è giusto precisare che la tematica dell’approccio alle gare entry-level può essere molto soggettiva e che quindi, non tutto ciò che ho scritto può essere applicabile alla visione di chiunque.
Sono però concetti base che, non essendo chiari a molti, ho trovato giusto descrivere.
Questa guida vuole essere il punto di partenza, un modo per aiutare i piloti entry-level a vedere l’ambiente dalla prospettiva giusta, vista con gli occhi di chi ha più esperienza, e che può aiutare a porsi le domande corrette prima di procedere con tutto ciò che c’è oltre allo stare in pista, l’anima del nostro meraviglioso sport.
Per approfondire o per confrontarsi sui temi citati resto a disposizione sui miei canali social e su quelli di Cavalieri Garage Motorsport ASD.
A presto e full gas!



