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FERRARI, LO SVILUPPO "INVISIBILE"

  • Immagine del redattore: Simone Marchetti Cavalieri
    Simone Marchetti Cavalieri
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min


Il lavoro svolto dalla Scuderia Ferrari per il GP di Barcellona non si è limitato al nuovo pacchetto aerodinamico tanto discusso nei giorni della gara. A Maranello è arrivato anche un aggiornamento molto più difficile da osservare dall’esterno, ma potenzialmente altrettanto — se non più — determinante: quello relativo al software della power unit.


Il focus dei tecnici è stato soprattutto sulla gestione dell’energia, in particolare nella fase di recupero e nella successiva erogazione, con l’obiettivo di rendere il comportamento della vettura meno penalizzante e più efficiente nell’utilizzo della potenza disponibile.


La vittoria di Hamilton ha inevitabilmente influenzato il dibattito post-Barcellona. In molti hanno giustamente sottolineato il livello mostrato dalla SF-26, attribuendo però gran parte del salto prestazionale alle novità aerodinamiche introdotte sul circuito catalano.


Il punto è che gli aggiornamenti generano prestazione, ma difficilmente spiegano da soli un cambiamento di questo tipo.


Perché passare dall’essere terza forza — come Ferrari sembrava in Canada e, in parte, anche a Miami — ad avere un vantaggio nell’ordine di alcuni decimi sul giro rispetto a Mercedes, arrivando addirittura a giocarsela o superarla sul passo gara, è qualcosa che raramente nasce esclusivamente dall’aerodinamica.


Lo abbiamo già osservato anche con altri team. McLaren, per esempio, è riuscita nell’arco di pochi weekend a trasformarsi da squadra lontana dai riferimenti a concreta candidata al podio senza rivoluzioni evidenti dal punto di vista tecnico. In quel caso il salto è arrivato soprattutto dalla comprensione del pacchetto e dall’ottimizzazione complessiva della vettura.


Barcellona ha dimostrato come a Maranello si sia trovato qualcosa di ulteriore rispetto al semplice incremento di carico aerodinamico.


Ci sono stati sicuramente altri elementi in gioco — gestione del degrado, esecuzione strategica, condizioni del weekend — ma il comportamento della macchina ha confermato un cambiamento più profondo.


L’ho sottolineato dall’inizio del campionato: almeno in questa prima metà di stagione, la vera chiave tecnica è la comprensione e lo sviluppo del software che governa queste power unit.


In questo regolamento, trovare prestazione nella gestione energetica può avere un impatto enorme, spesso superiore rispetto a quello ottenibile in altre aree, salvo interventi radicali come quelli che in passato hanno cambiato improvvisamente il livello di alcune monoposto.


A Barcellona qualcosa si è intravisto anche in pista. Sin dalla qualifica, pur restando presenti, i vantaggi mostrati dalle W17 nei tratti in accelerazione sembravano essersi ridotti rispetto alle settimane precedenti.


Ed è anche per questo che bisogna guardare con particolare interesse al prossimo appuntamento in Austria.


Il Red Bull Ring è uno di quei circuiti in cui il rendimento della power unit pesa in modo molto marcato sul risultato finale. Se a questo si aggiunge il primo step previsto sul motore termico e il lavoro autorizzato sull’ADUO Ferrari, il weekend potrebbe diventare un banco di prova estremamente indicativo per capire i reali valori in campo.


Dopo una prima parte di stagione caratterizzata da continui cambi di scenario — con Mercedes unica eccezione per continuità — l’impressione è che le prossime gare possano chiarire molti equilibri.


Una cosa però Barcellona l’ha ricordata ancora una volta: in Formula 1 non si passa dal prendere venti secondi a gara al restituirli agli avversari da un weekend all’altro per semplice magia.



© Simone Marchetti Cavalieri

 
 

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