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ANTONELLI SCAPPA, RUSSELL AFFONDA

  • Writer: Simone Marchetti Cavalieri
    Simone Marchetti Cavalieri
  • 2 hours ago
  • 3 min read


Il Mondiale di Formula 1 sembra ormai indirizzato sempre più verso Kimi Antonelli. E non tanto — o non soltanto — per il ritiro di George Russell in Canada, quanto per quello che il weekend canadese ha raccontato sui valori attuali in casa Mercedes. La vittoria di Antonelli, unita allo zero pesantissimo del compagno di squadra, ha prodotto uno scossone importante nella classifica: quarantatré punti di distacco iniziano ad essere tanti, soprattutto in una stagione dove la W17 appare nettamente la monoposto di riferimento.


Per Russell la rimonta rischia di diventare tremendamente complicata. Non solo perché Mercedes sembra concedere pochissimo agli avversari sul piano tecnico, ma anche perché manca una vera alternanza di protagonisti là davanti: se non ci sono altri piloti in grado di inserirsi stabilmente nella lotta, recuperare un gap simile diventa quasi impossibile. E poi c’è un altro aspetto che ormai salta all’occhio con continuità: Antonelli sembra perfettamente cucito addosso a questa macchina. La sensazione è che Kimi riesca spesso ad essere più naturale, più efficace e più incisivo dello stesso Russell.


Anche in Canada, al netto di qualche errore da entrambe le parti, nel momento in cui Antonelli è salito al comando sembrava avere un ritmo tale da poter allungare senza troppi problemi.


Russell, invece, ha dato ancora una volta l’impressione di dover sempre inseguire qualcosa, come se il limite della vettura arrivasse prima tra le sue mani. In qualifica George ci ha messo parecchio del suo per restare vicino, ma in gara la differenza di efficacia è sembrata evidente. E non è certo la prima volta in questa stagione.


Monaco potrebbe rappresentare una buona occasione per lui: un tracciato particolare, dove probabilmente il vantaggio Mercedes nella gestione della power unit conterà meno e dove l’esperienza del britannico potrebbe fare la differenza. Ma da qui in avanti Russell dovrà correre costantemente oltre il limite, perché ogni errore rischia di costargli carissimo.


È stato anche sfortunato in diverse circostanze, questo va detto, e probabilmente non merita davvero un distacco così pesante. Però, dopo gli anni trascorsi con una Mercedes non all’altezza, era lecito aspettarsi qualcosa di più nel momento in cui si è ritrovato finalmente tra le mani una macchina da titolo.


Dietro alla Mercedes, il Canada ha regalato anche un gran bel duello tra Hamilton e Verstappen. Fortunatamente la battaglia non è stata rovinata dalla gestione della Virtual Safety Car, che continua comunque a lasciare parecchie perplessità. In molte altre categorie esistono sistemi molto più semplici e lineari, basati banalmente su un limitatore identico per tutti, mentre in Formula 1 si continua a complicare inutilmente una procedura che spesso crea solo confusione.


Per Hamilton, invece, il weekend canadese è stato estremamente positivo. Al di là di una Sprint forse sotto le aspettative, Lewis ha mostrato solidità, ritmo e competitività per tutto il fine settimana, approfittando anche delle difficoltà di Leclerc. E qui torna una dinamica curiosa: quando Charles finisce dietro Hamilton, improvvisamente si parla sempre di piste che non gradisce o che non si adattano alle sue caratteristiche. Strano, perché per Norris, Sainz o lo stesso Hamilton raramente si cercano attenuanti simili. A volte può semplicemente capitare di stare dietro a un pilota che ha vinto oltre cento gare e sette mondiali.


Per fortuna del monegasco, la prossima pista dovrebbe adattarsi molto meglio alle sue caratteristiche, e con questa Ferrari potrebbe avere subito un’occasione concreta per rifarsi. Sempre ammesso che Norris non decida nuovamente di inserirsi nella lotta.


Ancora una volta ottima anche la gara di Verstappen, capace di massimizzare tutto ciò che la Red Bull gli ha messo a disposizione. Il tracciato canadese probabilmente ha aiutato a nascondere alcune debolezze della RB, ma la sensazione è comunque quella di una squadra leggermente rinvigorita rispetto alle gare precedenti.


Discorso a parte per McLaren, protagonista probabilmente della gestione più inspiegabile del weekend. Più che la scelta strategica in sé, lascia perplessi il modo in cui il team ha deciso di esporsi a un rischio enorme pur avendo una macchina competitiva. Partire dalla seconda fila e complicarsi la gara in quel modo ha poco senso: con un’auto che sai poter lottare per risultati importanti, la logica suggerirebbe di allinearsi alle strategie dei rivali e poi eventualmente giocarsi qualcosa in corsa, non di cercare subito una soluzione estrema.


Ed è un peccato, perché Norris aveva dimostrato ancora una volta di essere l’unico realmente in grado di impensierire le Mercedes. Lo si era visto nella Sprint, in qualifica e persino nella rimonta in gara, costruita con ritmo e sorpassi puliti, senza approfittare di situazioni favorevoli o differenze abissali di prestazione. Piastri, invece, è apparso meno brillante per tutto il weekend, prima che un problema tecnico lo costringesse al ritiro.


L’unica speranza per chi insegue Mercedes, a questo punto, è che questi problemi di affidabilità non restino episodi isolati.



© Simone Marchetti Cavalieri

 
 

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